«EPPURE SOFFIA - Pierangelo Bertoli» la recensione di Rockol

Pierangelo Bertoli - EPPURE SOFFIA - la recensione

Recensione del 13 lug 2016

La recensione

di Ivano Rebustini

Durante l’estate, riscopriamo album classici della musica italiana, con recensioni dall’archivio di Rockol. 

Aveva una stretta poderosa, Pierangelo Bertoli: la sua mano, onesta e fortissima come quelle che impugnano il puntello nella dura e speranzosa “Non vincono”, trasmetteva forza, sentimento e passione. Forza, sentimento e passione che appartenevano all’uomo andato via per sempre il 7 ottobre 2002, come appartengono al cantautore che per sempre resterà con noi.

 


Nel 1976, all’epoca del debutto ufficiale con “Eppure soffia”, Bertoli ha già pubblicato una manciata di 45 giri, il primo dei quali nel ’73 per le edizioni di Servire il popolo (il gruppo extraparlamentare di sinistra nel quale militavano il futuro giornalista “fazioso” Michele Santoro e il futuro assessore allo Sport del Comune di Milano, Aldo Brandirali). L’altro anno, inoltre, era uscito nel silenzio generale un ellepi autoprodotto, “Roca blues”, ristampato su cd nel 2001 e in cui compaiono quattro dei dodici brani di questo album: le dialettali “Prega Crest” e “La bala”, la title track e l’intimista “Per dirti t’amo”; del ’74 è invece “Rosso colore dell’amore”, registrato con Lello Zacquini, Claudia Montis, Silvana Zigrino e Ciccio Giuffrida per le Edizioni del vento rosso (contiene la stessa “Per dirti t’amo” e “Non vincono”).
“Eppure soffia” è quindi la prima, vera opportunità che arriva a Bertoli dall’industria discografica e gli è offerta da una compaesana: Caterina Caselli, di Sassuolo come Pierangelo, la cantante di “Nessuno mi può giudicare” e “Insieme a te non ci sto più”, che ha lasciato il microfono per la scrivania dopo aver sposato il principale; l’ex “Casco d’oro riesce a fargli incidere per la sua (ormai in tutti i sensi) casa discografica, la Cgd - più avanti lo metterà sotto contratto con una nuova etichetta dal nome assai programmatico, Ascolto - questo disco semplice e generoso, vero e proprio manifesto in musica e parole.
Un manifesto, non un proclama, perché Bertoli è un cantautore “a muso duro”, ma sa anche essere tenero e ironico (vedi la natalizia “È nato, si dice”), romantico e divertente: “Avrei voluto dedicarti una canzone/con le parole della televisione/tutti quei fiori e quei discorsi complicati/che al cine fanno nei locali raffinati/ Ma mi sembra di commettere un reato/perché per dirti che sono innamorato/perché per dirti cosa penso in fondo al cuore/non c'è motivo che mi finga un grande attore”. Pierangelo però è uno di quelli che non perdono mai di vista la strada maestra, e subito dopo “Per dirti t’amo” arriva un pugno nello stomaco con “Racconta una storia d’amore”. Non lasciatevi ingannare dal titolo, perché Bertoli quasi si pente della sua precedente “debolezza”- ma quali storie d’amore, magari melense, con “un lui, una lei e la luna” - e (si) provoca: “Racconta che lei era bella/non dire che esiste il dolore/non dire che siamo sfruttati/racconta una storia d'amore”.
Voci da fuori, ma anche voci di dentro che gli ricordano la sua “missione”. Però, attenzione: come si diceva, la missione di Pierangelo, che è nato prima della Liberazione e deve non poco alla canzone più dichiaratamente politica, quella per intenderci dei Pietrangeli e Della Mea, è sfumata e comprensiva, senza per questo essere accomodante. Così l’amore ritorna, con l’amarezza di “C’era un tempo” e i rimpianti di “Due occhi blu”, composta insieme al fido Marco Dieci, e uno spazio importante spetta all’amicizia, come nella “Sera di Gallipoli”, dove cori quasi alla Giovanna Marini convivono pacificamente con le note di un sintetizzatore.
I suoni, le musiche… Non è certo un innovatore, Bertoli, ma ha qualche debito con il blues e con il country, e cantare gli piace al punto tale che gli anni Ottanta ci regaleranno – con “Canzoni d’autore” - un appassionato interprete di Conte e Jannacci, Tenco e De André. Un discorso a parte meritano i brani in dialetto modenese: solo due in questo disco, ma alla lingua dei padri e dei nonni Pierangelo dedicherà un intero ellepi, “S’at ven in meint”, il terzo inciso per la Cgd prima dell’album della consacrazione, “A muso duro”.
Curioso che il successo non sia arrivato sin da questo “Eppure soffia”, neanche fra i primi cento più venduti del ’76, dal momento che il cantautore Bertoli è già abbondantemente formato, ma… “Spesso mi dicevano che in Italia per un handicappato non c'era spazio, che contavano solo la perfezione fisica, la bellezza, il look”, ricordava alla fine del 2001 in un’intervista a “Prodigio”, il giornale dell’omonima associazione di volontariato. Difetto di spazio e di spazi, un problema che la testarda Caselli impiegò più tempo del previsto a risolvere, fino al riscontro commerciale di “Certi momenti”, trainato da “Pescatore”, l’intenso duetto con Fiorella Mannoia.
Del resto, finché c’è tempo c’è speranza, ma forse anche finché c’è speranza c’è tempo: se “l'acqua si riempie di schiuma” e “il cielo di fumi”, se “la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi”, se “un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale” e “ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale”, il vento continua a soffiare, a sussurrare tra le foglie le sue canzoni, a baciare i fiori, ma senza coglierli.

 

TRACKLIST
“Eppure soffia”
”C’era un tempo”
“La bala”
“Sera di Gallipoli”
“Non vincono”
“Cristalli di memoria”
"Per dirti t’amo”
“Racconta una storia d’amore”
“Prega Crest”
“Povera Mary”
“È nato si dice”
“Due occhi blu”

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