«ROSSOFUOCO - Giorgio Canali» la recensione di Rockol

Giorgio Canali - ROSSOFUOCO - la recensione

Recensione del 21 ago 2002 a cura di Davide Poliani

La recensione

Autoriale eppure corale, dolce ma al contempo violento, profondo eppure d'impatto: è pieno di (belle) contraddizioni il nuovo album di Giorgio Canali. Di contraddizioni "necessarie", per un artista che a quarant'anni ha il coraggio di rimettersi in gioco, come uomo e come musicista. “Rossofuoco” è un disco che riassume - come fosse un mosaico a tre dimensioni - le passioni ed i riferimenti che da sempre attraversano la carriera della sei corde di C.S.I/P.G.R.
E' un album che ci restituisce un'immagine estremamente complessa e sfaccettata di Canali: chi lo conosceva solamente come produttore e musicista (il suo stile chitarristico si esprime qui in piena libertà, grazie anche all'ottimo lavoro fatto dalla band che lo accompagna) avrà modo di scoprire un altro importante lato del suo essere artista, rivolto essenzialmente alla ricerca linguistica, italiana e francese, le cui origini vanno rintracciate nei lavori di Vian, Brassens e De André, senza dimenticare il genio di Louis Ferdinand Céline. Attenzione, però, a non interpretare i mille spunti che costellano "Rossofuoco" come una sorta di artistica "carta d'identità": a Canali gli esercizi di stile piacciono fino a un certo punto, come testimoniano i numerosi episodi (si pensi a "Testa di fuoco" o a "Rossocome", per esempio), dove emerge tutta l'immediatezza e lo spessore propriamente rock dell'anima di Giorgio. Piuttosto, ci piace pensare a "Rossofuoco" come ad un'istantanea del "Canali artista" nel 2002, carico di un bagaglio di esperienze che l'hanno portato ad essere una delle personalità musicali più poliedriche della nostra penisola: una fotografia piacevolmente mossa, quindi, che fortunatamente non ha la pretesa di risolversi nelle 11 tracce che la compongono.
E se lo stesso Canali, descrivendoci il suo "ultimo nato", ha citato gli impressionisti definendo il suo album una "raccolta di immagini catturate all'istante", a noi piace continuare la metafora artistica nel vedere in "Rossofuoco" una sorta di "opera incompiuta": incompiuta perché viva, proprio come il suo autore, in continua e costante evoluzione, anche a distanza di ascolti ravvicinati. Un'opera non finita che speriamo continui ad essere elaborata per molto tempo.


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