«SOUL RUSH - Nicolai Dunger» la recensione di Rockol

Nicolai Dunger - SOUL RUSH - la recensione

Recensione del 13 nov 2001

La recensione

Dalla Scandinavia non arrivano solo pop band come i Cardigans o trucidi gruppi metallari. Non è una notizia, se pensiamo a gruppi come i norvegesi Madrugada, figliocci di Nick Cave. Nicolai Dunger è invece è svedese ed ha come padri putativi altri nomi non da meno: Van Morrison e Tim Buckley. “Soul Rush” (che non è il suo disco d’esordio: ha pubblicato quattro album in patria) è una piacevole sorpresa, che coniuga riferimenti più che espliciti ai due nomi citati.
Dunger è un cantautore folk-rock-jazz, capace di scrivere brani che sembrano arrivare dagli anni ’60-‘70 La title-track sembra cantata dal Buckley padre, mentre “Someting new” presenta le modulazioni vocali del noto irlandese, oltre ad un arrangiamento jazzeggiante che sembra pescato da “Moondance”. “Ballad of a relationship” è, appunto, una ballatona d’altri tempi, costruita su piano, chitarra e fiati. E tutto il disco scivola via su queste coordinate musicali.
Questi riferimenti espliciti potrebbero sembrare un limite. Eppure, in fin dei conti, non lo sono o almeno non così tanto da rendere il disco smaccatamente derivativo. Certo un tocco di originalità in più non guasterebbe, ma non si può avere tutto dalla vita… Il Nostro scrive canzoni come Dio comanda, e le arrangia pure bene, e questa è merce musicalmente pregiata.
“Soul rush”, in definitiva, è un disco fuori dalle mode: appartiene ad un altro mondo musicale, che fa piacere riascoltare ogni tanto e che fa altrettanto piacere vedere apprezzato da una nuova generazione di musicisti.

(Gianni Sibilla)

Tracklist:
“I’d rather die”
“Dr Zhivago’s train”
“All the love, days and tears”
“Soul rush”
“Something new”
“For that someone”
“Return of love”
“Blue from death”
“The nest”
“Ballad of a relationship”
“Where harmony is heard”
“Pass the chains”
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