«A NEW MORNING CHANGING WEATHER - International Noise Conspiracy» la recensione di Rockol

International Noise Conspiracy - A NEW MORNING CHANGING WEATHER - la recensione

Recensione del 04 ott 2001

La recensione

Pochi si sono impegnati a celebrare il matrimonio fra rock e teorie rivoluzionarie come gli svedesi (International) Noise Conspiracy. Il primo album “Survival sickness” rischiava di restare schiacciato sotto il peso di eccessive sovrastrutture ideologiche e lo stesso cantante della band Dennis Lyxzén ci raccontava di aver raccolto spesso commenti come “bravi, ma troppo politici”. “A new morning, changing weather” rincara ulteriormente la dose, se possibile. La band continua a dover fare i conti con i limiti espressivi della canzone come veicolo di messaggi complessi, ma utilizza ancora una volta il booklet per approfondire temi che nei testi devono necessariamente condensarsi in poche frasi organizzate in una gabbia metrica. C’è una fitta serie di riferimenti e citazioni, dall’Internazionale situazionista e Buenaventura Durruti fino al critico rock Greil Marcus e alle Bikini Kill. Che ci si trovi d’accordo o meno con le teorie esposte, va dato atto alla band di sviluppare in modo intelligente il proprio discorso, evitando la retorica ribelle più trita. Musicalmente, questo è un album più cupo del suo predecessore, pur mantenendone le fonti di ispirazioni essenziali: molto garage-rock anni ‘60, un pizzico di soul e l’aggressività del punk. Secondo le note di presentazione della Burning Heart, le manifestazioni del movimento anti-globalizzazione (a Goteborg la band ha suonato gratis per i contestatori) hanno influito sul mood delle registrazioni. In effetti, c’è tensione nei suoni delle chitarre, più sporchi rispetto al passato, negli strani siparietti strumentali fra un pezzo e l’altro e in canzoni come “Born into a mess”, che sembra voler dare un equivalente sonoro alla confusione menzionata nel titolo, o “New empire blues”, in cui un nervoso intervento di sax scombina il suono tipico della band. Anche gli episodi più immediati come “A new morning, changing weather” e “Capitalism stole my virginity” suonano più disperati di quanto facessero le vecchie canzoni. Se il capitalismo ha rubato la verginità di Dennis Lyxzén, fortunatamente non gli ha ancora tolto la capacità di pensare. Ma un pizzico di leggerezza in più l probabilmente gli permetterebbe di comunicare i suoi messaggi in modo più efficace.

(Paolo Giovanazzi)
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