«RAINBOW CONNECTION - Willie Nelson» la recensione di Rockol

Willie Nelson - RAINBOW CONNECTION - la recensione

Recensione del 24 giu 2001

La recensione

Willie Nelson è una specie di istituzione nel mondo musicale americano: la sua lunga carriera lo presenta come una specie di santone al centro di quella scena che comprende roots, country, americana, country-rock, folk e cantautorato “made in Usa”. All’interno di questa egli vanta qualche decina di album e un non precisato numero di collaborazioni e spazia fra generi, possibilità e soluzioni a seconda dell’ispirazione del momento. Sicuramente alla sua età (68 anni) e con 40 anni di carriera sulle spalle, Willie è uno che può permettersi di fare tutto quello che gli passa per la testa. E allora eccolo alle prese con un disco per bambini, o almeno nato come tale. “Rainbow connection” è infatti una raccolta di canzoni che hanno come protagonisti i bambini e le diverse fasi della loro crescita, realizzato praticamente in famiglia: “Da 20 anni mia figlia Amy mi chiedeva di realizzare un cd per ragazzi – racconta Willie – e ‘Rainbow connection’ era una delle canzoni che lei voleva farmi registrare. Ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto ma non l’avevo mai fatto”. Così, lo scorso Natale, Willie ha preso le figlie Amy, Paula, Lana e Susie, ha reclutato i musicisti Matt Hubbard, David Zettner e Gabe Rhodes, ha portato tutti in Texas e lì ha registrato una manciata di canzoni dedicate ai più piccoli. Si tratta di una serie di composizioni tradizionali e non che vanno dal valzer (“Rainbow connection”, vecchio brano di Paul Williams arrangiato per sola voce e chitarra), al blues (“Outskirts of town”), dalla filastrocca (“Playmate”) al gospel (“Just dropped in”), dal folk (una “I’m looking over a four-leaf clover” cantata in coro e con tanto di ritornello “fischiettato” a conferire un’aria giocosa al brano) al country (“The thirty-third of august”). Il fatto che ci si trovi davanti a un disco di canzoni dedicate ai bambini non deve certo spaventare, ma presuppone una serie di brani estremamente semplici, nello specifico totalmente acustici ed arrangiati in modo essenziale, che potrebbero anche annoiare l’ascoltatore se questo non è un appassionato di folk americano. Perché di musica popolare alla fine si tratta: una manciata di pure folk songs, una serie di ballate che attraversano i ricordi (“’Ol’ blue’ è la prima canzone che mia nonna mi cantava quando avevo 4 anni”, spiega Willie), i racconti (“Playmate” narra di due bambini che vogliono suonare insieme), le esperienze (“Outskirts of town” affronta quella parte della vita in cui a volte la malinconia sembra essere la tua unica compagna) e le fasi di passaggio (“Playin’ dominoes and shooting dice” ci porta dal mondo dei bambini a quello degli adulti fatto di bevute, gioco d’azzardo e gozzoviglie) con estrema dolcezza, facendo di questo album un episodio a sé stante nell’immensa discografia di Willie Nelson. Inquadrato quindi il filone in cui si inserisce il contenuto di “Rainbow connection”, possiamo dire che la lunga esperienza permette a “nonno Willie” di ottenere risultati accettabili là dove altri rischierebbero di dare al lavoro un’aspetto raffazzonato se non addirittura ridicolo o patetico. Nelson si permette invece addirittura una traccia interattiva contenente un piccolo album fotografico di famiglia (oltre al link della Island Records). E chi non lo vorrebbe un nonno così?


(Diego Ancordi)
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