«HOT SHOTS II - Beta Band» la recensione di Rockol

Beta Band - HOT SHOTS II - la recensione

Recensione del 31 ago 2001

La recensione

Il miscuglio di generi e stili che caratterizza la proposta della Beta Band testimonia lo spirito anarchico di una formazione che sembra non avere riferimenti, ma che in realtà ne ha fin troppi. Steve Mason, Richard Greentree, Jon MacLean e Robin Jones non si prendono troppo sul serio, non si fanno prendere sul serio e non prendono sul serio niente e nessuno. Questo non impedisce ai loro dischi di essere estremamente validi nonchè ricchi di spunti diversi, di segnali di genialità e di ambizioni avanguardistiche, anche quando vengono rinnegati come il loro primo album del 1999, giudicato dagli stessi autori come il peggior disco di sempre. Nella sua eterogeneità, “Hot shots II” è più omogeneo rispetto a quella bellissima schifezza che era “The Beta Band”: hip hop, rock, folk, samplers e quant’altro si mischiano in uno stile comunque molto personale. Si ascolti la conclusiva “Eclipse” per rendersi conto di come, senza apparente sforzo, la Beta Band metta d’accordo la musica tradizionale scozzese con le più attuali tendenze del rock indipendente. Meno spudoratamente allegrotto e stupidino del precedente, “Hot shots II” non risparmia comunque una sua bella dose di ironia, pur nella chiara volontà di maggiore impegno. La Beta Band tiene accuratamente conto delle proprie tradizioni quanto della propria passione per l’hip hop americano e suona melodie pop interessanti accanto a loop elettronici, circoscrivendo il campo d’azione ma sucitando ora sgomento ora ilarità, ora sorpresa ora interrogativi senza risposta. Provocatori ed intriganti, i quattro scozzesi centrano il bersaglio sovvertendo le regole senza velleità modaiole né intellettuali, ma divertendosi e dando piacere a chi li ascolta.

(Diego Ancordi))
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