«AREZZO WAVE COMPILATION 2001 - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - AREZZO WAVE COMPILATION 2001 - la recensione

Recensione del 30 ago 2001

La recensione

Trentadue canzoni su un doppio album venduto a 30.000 lire scarse: questa è la nuova raccolta di Arezzo Wave che, come le precedenti, raggruppa nel primo cd nomi italiani e stranieri già affermati, nel secondo gruppi nostrani nuovi venuti allo scoperto proprio con la rassegna toscana.
Il primo dischetto fotografa in qualche modo lo stato attuale della popular music. Il dato di forza di queste venti canzoni sta nella gamma di stili che contengono. C’è il rock inteso come basso, chitarra, batteria con varie ed eventuali, ma ci sono anche elettronica e sonorità world in diversi dosaggi. Il meticciato prevale. L’ inglese (lingua ufficiale del rock) lascia spesso il posto allo spagnolo e al francese oltre ovviamente all’italiano. I retaggi del passato sono evidenti, ma una certa creatività li sublima. Gli steccati saltano: le definizioni, a volerle dare, si farebbero terribilmente tortuose e scarsamente esaustive.
Si parte con la deliziosa “Rose rouge” dei St Germain e con l’ultimo Nick Cave per poi proseguire alternando proposte italiane e straniere. Ottimo il livello complessivo con diverse punte (Cui Jian, Cousteau, Mastretta). Da sottolineare la presenza alla traccia numero 6 dell’ottantenne Nicola Arigliano con la sua “Marilù”. Ma la scelta non è per niente fuori luogo, anche perché il crooner ormai è personaggio di culto per la gioventù italica più attenta alle proposte qualitative.
Nel secondo dischetto prevalgono le chitarre elettriche. Basti dire che all’inizio ci sono Punkreas e Tre Allegri Ragazzi Morti, gruppi che fra l’altro hanno già un certo seguito e forse sono un po’ sacrificati tra le nuove proposte.
Difficile recensire queste ventidue giovani realtà, anche perché una sola canzone non sempre può essere un campione adeguato rispetto alla proposta complessiva di un gruppo. Ma, messe le mani avanti, va detto che rispetto agli anni scorsi il livello medio pare più basso. La percezione è abbastanza netta. A occhio e croce le poche cose significative paiono arrivare da 2.0 e Mollybeth, che perlomeno hanno dalla loro canzoni solide.
In generale si avverte una certa carenza di idee vere ma, soprattutto, un senso di già sentito che è onnipresente. Pare di aver a che fare più che altro con esercizi di stile, e purtroppo negli ultimi tempi anche altre rassegne simili a questa hanno lasciato la stessa sensazione.


(Francesco Casale)
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