«MARASMA GENERAL - Mau Mau» la recensione di Rockol

Mau Mau - MARASMA GENERAL - la recensione

Recensione del 04 ago 2001

La recensione

C’è cuore e c’è corpo in questo “Marasma general”, doppio disco dal vivo che arriva per festeggiare i dieci anni di attività dei Mau Mau, uno dei gruppi di riferimento del nostro paese, tra quelli che all’inizio degli anni Novanta hanno dato uno scossone a tutto l’ambiente musicale italiano. Lo scossone non ha portato a dir la verità grandi sommovimenti sul piano delle vendite (tranne qualche capatina in classifica di 99 Posse e Modena City Ramblers), ma più che altro a concerti quasi sempre affollati e ad un sostanziale giudizio positivo della critica, per quel che vale.
“100% Patchanka mediterranea” compare, a mo’ di slogan, sul retro della confezione. Ed è una delle mille definizioni valide che si possono associare a questa banda. Ma sono (ovviamente?) cambiati i Mau Mau in questi due lustri. Ancor di più da quando si chiamavano Loschi Dezi e facevano cose a pensarci bene non lontanissime da quelle di adesso, solo con un bel po’ di ska e di ingenuità in più.
I Mau Mau erano, agli inizi, tribù acustica (una specie di sottotitolo del nome del gruppo), ma anche associati, per gigantesca pigrizia giornalistica, addirittura al fenomeno hip-hop. Con il tempo hanno aggiunto una componente elettrica, poi una elettronica, più o meno evidenti. E con il tempo hanno cambiato formazione, dei vecchi son rimasti Luca Morino, Fabio Barovero e Tatè Nsongan. Da segnalare che nel libretto di questo “Marasma general” compaiono i nomi degli ex, e l’averli scritti non è cosa da tutti.
L’album, che comprende i due inediti “Conga Milonga” e “Il mondo dall’alto”, raccoglie registrazioni prese in tempi e luoghi diversi. Per vari motivi quasi ogni brano è significativo anche per il momento e il posto in cui è stato suonato, a volte anche nell’ambito di qualche progetto speciale. Si può quasi parlare di registrazioni sul campo, come si dice nella musica tradizionale: ci sono i parlati, ci sono le stecche, ci sono i fuori campo, ci sono ospiti (ad esempio gli Inti Illimani). Vien voglia di vedere oltre che di sentire quel che succede. Ma visto che non è possibile forse la scelta delle versioni poteva essere fatta con un criterio diverso. Quello della qualità complessiva più che quello della significatività.
Ma va bene anche così. Sporchi ed energici gli arrangiamenti spesso sono diversi dagli originali, per scelta o per caso. Miscele diverse, a volte un po’ sbracate (con tutti i conseguenti pro e contro), di tutte le componenti della musica “maulera” con i punti fermi di fisarmonica, percussioni, tromba.
Questo lavoro è (sicuramente?) importante per capire chi sono e chi sono stati i Mau Mau. Se invece volete semplicemente un gran bel disco cercate “Eldorado”, il loro quarto parto, quello meno conosciuto. Ne vale la pena. Con quello si può ancor meglio capire un’altra cosa: quanto valgono i Mau Mau.

(Francesco Casale)
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