«J.J. CALE LIVE - J.J. Cale» la recensione di Rockol

J.J. Cale - J.J. CALE LIVE - la recensione

Recensione del 22 lug 2001

La recensione

Ci sono voluti trent’anni perché J.J. Cale registrasse un album dal vivo. E’ un’ulteriore testimonianza del carattere riservato e un po’ schivo che si riflette alla perfezione nella produzione (una decina di album in tutto) e nello stile musicale del chitarrista di Tulsa: uno stile delicato, fatto di tocchi morbidi, che ha influenzato più di un “mostro sacro”. Probabilmente personaggi come Eric Clapton (chi è più “slowhand” fra lui e J.J.?) e Mark Knopfler non sarebbero gli stessi se non avessero ascoltato Cale. In questo “Live” esce allo scoperto la personalità del nostro, confermando appieno le sensazioni che finora si sono potute recepire solo dall’ascolto dei suoi dischi in studio: grande feeling, chitarrismo morbido e mai spigoloso, anche i brani più rock vengono suonati con estrema delicatezza e grande sensibilità, senza tuttavia risultare mollicci. Anzi, le canzoni tengono alla grande con tutta la tensione e il carico emotivo che si portano appresso, grazie anche ad adeguati comprimari come Jim Karstein, Christine Lakeland, James Cruce, Bill Raffensperger, Rocky Frisco, Doug Belli, Jimmy Gordon, Spooner Oldham, Tim Drummond e Steve Douglas. Le selezioni sono state registrate in Europa e stati Uniti tra il 1990 e il 1996 e nel cd sono inserite in ordine cronologico inverso (a parte “Magnolia”). L’apertura è affidata ad “After midnight”, la sua composizione più rappresentativa, eseguita da solo, mentre sulla seconda “Old man” si inserisce il fido bassista Bill Raffensperger, suo compagno di avventure fin dagli anni ’60. E poi via ad uno splendido disco, che si ascolta tutto d’un fiato: ci sono le radici americane, il blues, il rock, il country, lo swing, la voce profonda e roca al punto giusto di J.J. Cale, il caldo appoggio del pubblico e la giusta tensione emotiva a costruire una raccolta davvero entusiasmante. Anche le entusiastiche reazioni del pubblico non disturbano, contribuendo spesso ad aumentare il pathos delle esibizioni (come nel boogie “Mama don’t”). La tracklist comprende canzoni (tutte firmate da J.J.) rese famose più dall’interpretazione di altri che dalle versioni originali (“Cocaine” è un cavallo di battaglia di Clapton, “Call me the breeze” dei Lynyrd Skynyrd, “Magnolia” dei Poco) e brani meno noti al grande pubblico come “Humdinger” o “Thirteen days” (con tanto di percussioni). Ma buona parte del materiale presente su “J.J. Cale live” è stato interpretato da molti illustri colleghi, da Johnny Cash a John Mayall, dagli Allman Brothers ai Santana, dai Deep Purple a Chet Atkins. A guidare il tutto la magistrale chitarra e la bella voce del nostro. Un disco che per molti potrebbe essere una piacevolissima scoperta.

(Diego Ancordi)
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