«MEDITERRANEAN CAFE' SONGS - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - MEDITERRANEAN CAFE' SONGS - la recensione

Recensione del 21 lug 2001

La recensione

Forse c’è un unico appunto da fare a questa compilation, ed è quello – tutto formale – di aver già fatto sua l’ultima indicazione in tema di compilation, per cui per vendere qualsiasi cosa basta sbatterci sopra la parola Cafè o Bar. E’ chiaro che qui l’inghippo è quello: cercare di rivitalizzare un repertorio ordinariamente classificato come “world music” – e quindi di per ciò stesso già arrivato a destinazione, dal proprio pubblico d’adozione – indirizzandolo con acuta operazione di marketing e repackaging verso il pubblico trasversale delle compilation evocative alla Café del Mar o Buddha Bar. Il materiale presente su questa raccolta, però – e mi viene da dire fortunatamente – non è così evocativo o etereo come quello delle compilation “bar” e “café”, ma al contrario offre uno spaccato abbastanza verace di una comunità musicale sterminata in quanto a tradizioni e influenze. Per intenderci, fatti salvi un paio di pezzi flamenchi poco digeribili, nel senso che ci sarebbe in giro molto di meglio, per il resto “Mediterranean café songs” svolge molto bene il suo lavoro e si snoda come una discreta colonna sonora a tema, un viaggio che ben si presta ad essere ascoltato senza soluzione di continuità. «La musica di Algeria, Francia, Grecia, Italia, Marocco, Spagna e Tunisia ha legami che vanno oltre l’avere una storia e una geografia comuni; le tradizioni arabe, gitane, latine e magrebine coesistono all’interno di ogni genere musicale. Questa raccolta di canzoni tenta di illustrare questi legami e connessioni. Ad esempio, l’influenza araba si avverte nel flamenco, nella musica andalusa e nel fado. Allo stesso modo, non bisogna sorprendersi di ritrovare elementi latini o gitani nella musica rai o in quella shaabi, entrambe di area magrebina. Il mediterraneo è sempre stato una destinazione celebrata e affascinante per visitatori in cerca di gioia di vivere. Paesaggi splendidi, un clima caldo, cucina esotica e una cultura musicale appassionata si combinano per rendere questa regione un posto ideale in cui rifugiarsi. E questa è una raccolta di canzoni scelte una per una che cattura l’essenza del suono “mediterraneo”. Questo è quanto recitano le note interne al cd, e la scelta fatta a livello musicale non può certo deludere, a partire dalla rappresentanza italiana, che vede schierati Agricantus e Novalia, forse i due gruppi etnici più solidi a livello di fama, mentre non altrettanto chiara è la presenza di Gianmaria Testa con un pezzo totalmente fossatiano che forse è stato inserito solo per i riferimenti marittimi del suo titolo (“Un aeroplano a vela”). La Grecia gioca la carta Eleftheria Arvanitaki, in questo momento una delle principali star del rebetico, mentre anche la Spagna, con Songhai 2 – gruppo che nasce dall’unione dei leggendari flamencoeurs Ketama con il re della kora Toumani Diabate – e i Radio Tarifa, dimostra di sapere quello che fa. Una citazione anche per l’ottima interpretazione di Amina, altra voce incredibile proveniente dall’Algeria. Il resto dei brani, dallo stile nuovo del marocchino Hamid Zahir – virtuoso dell’ud, il liuto arabo – alla Francia spuria di Lo’jo, si mantiene a livelli più che buoni. Pollice verso invece, come dicevamo sopra, per Duquende e Fatal Mambo, rispettivamente spagnoli e francesi, che non regalano molto alla causa se non due divagazioni sul tema flamenco che lasciano il tempo che trovano. Curata nella confezione, arricchita da note interne abbastanza divulgative, “Mediterranean café songs” può essere un ascolto indicato per intraprendere un viaggio nel Mediterraneo della musica, lasciandosi poi guidare da ciò che suggerisce l’orecchio di ognuno di voi.

(Luca Bernini)
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