«ROOTY - Basement Jaxx» la recensione di Rockol

Basement Jaxx - ROOTY - la recensione

Recensione del 01 ago 2001

La recensione

Due anni fa i Basement Jaxx, dopo aver fatto impazzire la Londra più “hip” (quella che andava di nascosto in un piccolo pub di Brixton, a sud di Londra, per preservare il proprio party mensile, The Junction, una delle serate di house più avvincenti degli ultimi anni), uscirono allo scoperto con un disco, “Remedy”, che, come diceva il titolo stesso, voleva proporre un rimedio alla stagnazione dell’house music, il genere che i due Basement Jaxx hanno sempre amato. Come? Uccidendo i propri idoli, “fottendo l’house da dietro” (così aveva definito la loro musica Armand Van Helden, altro artista house che da anni devasta il suono pulito dell’house per creare qualcosa di nuovo). Quest’anno, dopo aver fatto man bassa di Dance Music Awards, dopo essere stati nelle zone alte delle classifiche inglesi, ritornano in scena con “Rooty”. Un ritorno al passato, alle radici, come dice il titolo? Assolutamente no. Anzi. In questo disco la trama si ispessisce. I due Basement Jaxx hanno scoperto l’R&B americano (sentire “Romeo”, il primo singolo, per capire), si sono innamorati di Timbaland e Missy Elliott, hanno continuato a guardare ai suoni latin (ascoltare “Broken dreams” per credere), si sono guardati intorno e sono impazziti, come molti in Inghilterra, per il two step (non quello melenso e insapore di Craig David, ma quello vicino al suono punk del Booty Bass americano). E il punk garage? Quel suono, come loro stessi lo avevano definito, che buttava a mare le produzioni leccate dell’house music e immetteva in un vettore incendiato dai 4/4 dell’house i flat beat della techno, le distorsioni dell’acid house e qualsiasi rumore disturbante che passava tra le mani dei due? C’è, c’è ancora, per fortuna, ed è ancora il punto di forza, il fulcro di “Rooty”. Basta ascoltare le devastazioni punk house di “Get me off” (il pezzo più riuscito dell’album, cattivissimo e irresistibile sulla pista da ballo), l’altrettanto stupenda “Crazy girl” o l’incredibile punk garage di “Where’s your head at” per capire che i Basement Jaxx, quando si dimenticano un po’ di più dell’R&B (una scelta a mio parere discutibile quella di accostarsi ai suoni altrettanto leccati dell’R&B, contraddittoria rispetto al volere primario del duo di optare per tutto ciò che suona sporco e distorto), sono in assoluto uno dei gruppi più geniali e stilosi della scena dance (molto più dei “kitschissimi” Daft Punk).

(Gian Paolo Giabini)
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