«ANDY WHITE - Andy White» la recensione di Rockol

Andy White - ANDY WHITE - la recensione

Recensione del 06 ott 2001

La recensione

Settimo album per Andy White, cantautore irlandese dalle ampie vedute e dalla penna sensibile, che costituisce la prima raccolta di materiale inedito dal 1998. Girovago per natura, ha trascorso gli anni fra la sua terra natale e diversi paesi fra cui l’Italia e la Svizzera (dove attualmente vive), assimilando vari stili e varie atmosfere che si riflettono in questo piacevolissimo lavoro. Il folk irlandese e più in generale britannico si unisce a loop elettronici, sprazzi rock e richiami vari, mantenendo fondamenta pop dalle radici culturali profonde e dalla notevole sensibilità. Sospeso fra un sound acustico ed elettrico, “Andy White” mantiene un equilibrio costante e una delicatezza di fondo senza nascondere citazioni che vanno dai Byrds a J.J. Cale fino a Lou Reed, passando per colleghi conterranei come U2 o Christy Moore. Le atmosfere sono gestite con grande astuzia da Andy, che gioca con le sonorità: vedi la slide e i vocalizzi di “Jesus in a Cadillac”, la chitarra liquida di “Deeper water”, il dobro di “Hysteria”, il banjo di “Body builder”, il Wurlitzer e le percussioni di “Understand”. Fra una manciata di ballate come la splendida “I want it straight” spuntano la ninna nanna “Little boy”, la bluesata “Hysteria” e brani d’inclinazione più vicina al rock come “Jesus in a Cadillac”. Il tutto condito da una buona dose di ironia e dal carattere gioviale di White, che ci regala un disco fluido e intenso in cui si avvale della partecipazione di Liam O’Maonlai degli Hothouse Flowers, David Crichton dei Silencers, Nick Seymour dei Crowded House, Bronagh Gallagher e Maria Doyle-Kennedy (ricordate il film “The Commitments”?) e il nostro Edoardo Bennato (che, seppur non citato, ha collaborato alla stesura di un brano), oltre che del produttore Kieran Kennedy e, in fase di missaggio, del fonico John Leckie (Radiohead, Baaba Maal, Pink Floyd, Verve). Un album che conferma le ottime doti compositive di Andy White, nel caso ancora ce ne fosse bisogno.

(Diego Ancordi)
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