«BALI'A - Enzo Gragnaniello» la recensione di Rockol

Enzo Gragnaniello - BALI'A - la recensione

Recensione del 23 lug 2001

La recensione

Visceralità e raffinatezza sono sempre riuscite a convivere nella musica di Enzo Gragnaniello. Nel loro connubio sta forse la chiave per capire e apprezzare quest’artista napoletano che ha imposto poco a poco un proprio spazio e una propria dimensione. Certo non è più lo stesso degli inizi. Con il tempo ha accorciato sempre di più i capelli ed ha acquisito tecnica, mestiere e visione di gioco, ma questo non gli ha fatto perdere la voglia di spostarsi, di trovare visuali nuove, di cercare sempre di essere coerente con il se stesso del momento.
Ha scritto pagine molto vicine al pop, riuscendo sovente a non finire nel convenzionale, ma allo stesso tempo ha cercato e voluto progetti particolari, in qualche caso (vedi l’album “Neapolis Mantra”, in qualche modo precursore di quest’ultimo) davvero lontani dallo scontato.
In “Balìa” Gragnaniello, che è anche produttore artistico ed esecutivo del disco, posa il suo mondo dentro a sonorità world, come si chiamano oggi. Tanto che compaiono, con ruoli per niente secondari, strumenti come chalumeau, oud, bouzouky, tamburi ad acqua, launeddas e così via. Questa scelta dà vitalità e spessore a tutte le tracce. Fra i vari ospiti da segnalare la presenza, in “La casa col cancello”, di Alessandro Haber.
E’ sicuramente un buon compromesso quest’album, un compromesso di quelli alti, tra una scrittura solida e tutto sommato classica e la tendenza, il bisogno di guardarsi attorno musicalmente, a non limitarsi alle coordinate della musica moderna occidentale. Potrebbe essere, questo lavoro, un modello per chi vorrà compiere questo percorso, senza rinunciare alla commerciabilità del prodotto. Tutte le canzoni hanno una loro bellezza, una loro coerenza. Inutile citare questo o quel pezzo. Basta prenderne un paio a caso per farsi un’idea del progetto e del valore dell’intero disco.
E’ chiaro che Napoli in vari modi è comunque al centro di questa musica. Ma con Gragnaniello questo è inevitabile. Però la scelta di aprirsi a mondi diversi partendo dal proprio pare un passaggio credibile e adeguato, un passo fatto consci della lunghezza della propria gamba.
Un album godibile e artisticamente serio.

(Francesco Casale)
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