«SUBSTITUTE - THE SONGS OF THE WHO - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - SUBSTITUTE - THE SONGS OF THE WHO - la recensione

Recensione del 06 lug 2001

La recensione

La mania degli album-tributo non sembra conoscere tregua, tanto che ormai è difficile trovare un nome importante del rock che non sia stato omaggiato da colleghi più o meno illustri in compilation di qualità eterogenea. Questo "Substitute" ha dalla sua un cast che allinea diversi personaggi di riguardo, David Bowie e Pearl Jam in testa, ma non per questo mette in evidenza doti tali da elevarlo dalla media di album dello stesso genere. Non ci viene risparmiata la goffaggine degli Who impegnati a pagare tributo a se stessi, con Kelly Jones degli Stereophonics in una dignitosa versione live di "Substitute". L'idea dell'autotributo fa un po' ridere, anche se va detto che non si tratta di una registrazione fatta apposta per questo album. Insomma, la canzone era lì pronta e il compilatore Bob Pridden ha pensato di usarla. Gli altri si concentrano sulle canzoni di Pete Townshend. Niente da eccepire, ma spiace che nessuno si ricordi mai di John Entwistle, che qualcosa l'ha pur scritta anche lui. Curiosamente, vengono evitate le canzoni di "Tommy". Troppo risaputo? Troppo ingombrante il confronto? Sotto sotto è un album che non piace più a nessuno? Tutto è possibile. Si attinge dunque al materiale precedente e successivo alla celebre opera rock. L'unico che si concede il lusso di scostarsi in modo sensibile dal modello originale è Bowie, che rallenta "Pictures of Lily" fino a farla diventare una specie di outtake degli Spiders from Mars. Il risultato non è entusiasmante, ma ci ha provato. Forse, se ci fosse stato ancora Mick Ronson in circolazione, il giochetto sarebbe riuscito meglio. Le altre due mezze sorprese sono i pezzi scelti da Paul Weller e dagli Unamerican. Il primo ripesca "Circles", canzone generalmente trascurata ma fra le più belle dei primi Who, e si riavvicina al suo passato, quando guidava i Jam ed era regolarmente indicato come erede (o clone) di Townshend. Anche gli Unamerican - che suonano americanissimi, a dispetto del nome - puntano su una canzone minore come "Naked eye" e ne danno un'interpretazione diligente. E questo è l'aggettivo che si può applicare più o meno a tutto il resto: si ascoltano versioni rispettose di vecchie canzoni degli Who, e anche band non eccezionali come Cast e Ocean Colour Scene fanno la loro figura. Anche il fan notorio Eddie Vedder non emerge in modo particolare, ma "The kids are alright" non è il tipo di canzone a cui i Pearl Jam possono rendere un buon servizio: il loro suono massiccio si adatterebbe meglio al repertorio degli Who anni '70. Più oculati nella scelta sono Stereophonics, Phish e Fastball, che fanno del loro meglio per ricostruire fedelmente "Who are you", "5.15" e "The real me". Lo stesso vale per Sheryl Crow, alle prese con "Behind blue eyes". Ne valeva la pena? Per i fan degli artisti coinvolti, probabilmente sì, ma non si tratta certo di un album essenziale

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. The seeker - Cast
02. Anyway anyhow anywhere - Ocean Colour Scene
03. Circles - Paul Weller
04. Pictures of Lily - David Bowie
05. The kids are alright - Pearl Jam
06. The real me - Fastball
07. Naked eye - Unamerican
08. Who are you - Stereophonics
09. 5.15 - Phish
10. Behind blue eyes - Sheryl Crow
11. Substitute - The Who featuring Kelly Jones
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