«TIME IS THE DISTANCE - Deviates» la recensione di Rockol

Deviates - TIME IS THE DISTANCE - la recensione

Recensione del 05 ago 2001

La recensione

A sentire l’ufficio stampa della Epitaph, i Deviates sono “il futuro del punk rock”. Strano che continuino a circolare espressioni simili, che in genere portano una gran rogna o quantomeno scatenano i cori dei ridimensionatori. I Deviates, stando alle biografie, si sono formati giovanissimi nel 1994, ma hanno cominciato a incidere solo da qualche anno, e questo “Time is the distance” è il loro secondo album. Fletcher Dragge dei Pennywise aveva prodotto il loro album precedente, e non è difficile trovare le similitudini fra le due band. Ugualmente facile è pensare a Dexter Holland degli Offspring ascoltando la voce del cantante Brian, anche se i Deviates non si avventurano nei territori pop. Spingono semmai sul versante della velocità, in omaggio alle loro radici hardcore, senza comunque raggiungere picchi particolarmente violenti. Pestano duro ma con lucidità, e mantengono sempre il controllo della situazione. Fin troppo, a dire la verità. Perché l'album alla fine suona come un compitino diligente, con tutti i riff e i cori al posto giusto, i testi che si pongono domande su come funziona l’esistenza, ma senza slogan e risposte ideologiche, sempre partendo da una prospettiva personale. Però il risultato è prevedibile, saldamente ancorato allo stile Epitaph, senza nessuna impennata. Tutto bene, nell’ottica delle possibili vendite, perché album del genere possono funzionare benissimo per il pubblico che affolla il Warped Tour e compra abitualmente i dischi sfornati dall’etichetta di Brett Gurewitz. Ma il passato insegna che non si può continuare in eterno a riciclare le stesse formule, perché prima o poi gli ascoltatori si annoiano, e si chiedono per quale motivo debbano comprare l'ennesimo CD che somiglia a quelli di altri gruppi diventati già famosi. Il tempo per ora gioca a favore dei Deviates. Ma qualche idea in più non guasterebbe, tanto per non rendere troppo uniforme il futuro del punk rock.

(Paolo Giovanazzi)
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