«ASH WEDNESDAY BLUES - Anders Osborne» la recensione di Rockol

Anders Osborne - ASH WEDNESDAY BLUES - la recensione

Recensione del 24 giu 2001

La recensione

Spesso le più accurate fotografie dell’America e della sua musica vengono da chi in America non ci è nato. Emblematici soprattutto casi di nativi canadesi come Neil Young, Bocephus King o buona parte della leggendaria Band. All’elenco potremmo aggiungere Anders Osborne, che è nato in Svezia ma vive a New Orleans. E New Orleans, città cosmopolita, multiculturale e multirazziale, è in grado di infondere suggestioni particolarmente intense proprio grazie al fascino di una musica senza patria e senza tempo. Anders ne ha colto gli aspetti fondamentali, che ritroviamo nei suoi dischi. Questo “Ash wednesday blues” ne riunisce gli elementi caratteristici e li mette a puntino con la dovizia di un nativo, impreziosendoli con l’uso di una band adeguata (alle percussioni c’è Cyril Neville) e con gli interventi delle tastiere di Davell Crawford e delle chitarre dei giovani Jonny Lang e Keb Mo’ (che restituisce il favore a Osborne, autore di due brani presenti sul suo album “Slow down”). Il lavoro si divide così fra lo stile caratteristico della musica di New Orleans e le radici della musica americana. Blues, country, soul, jazz, gumbo, swing, rhythm and blues, rock, gospel, funky, ritmi speziati, Professor Longhair, Willy De Ville, Elliott Murphy, Van Morrison, Doctor John, Neville Brothers, Ry Cooder, Little Feat e quant’altro a costruire un album misterioso e affascinante, della lunghezza di quasi 70 minuti. Ed è difficile staccarsene, perché la il multiforme e colorato mondo della Crescent City ti cattura dal primo brano e non ti molla più. Dall’oscuro boogie di “Kingdom come” al ragtime-gospel di “Kiddin’ me”, dal country acustico di “Stuck on my baby” al funky-jazz di “Snake bit again”, fino alla soul-rock ballad “Me & Lola”, non c’è un passo falso, non un brano sottotono. Tutto è perfetto per sentirsi a bordo di un battello fra le acque del Mississippi, pronti a trascorrere la serata in qualche locale di Bourbon Street.

(Diego Ancordi)
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