«THE HUMAN ATOM BOMBS - Randy» la recensione di Rockol

Randy - THE HUMAN ATOM BOMBS - la recensione

Recensione del 15 giu 2001

La recensione

Non manca di concedere qualche curiosità questo album dei Randy, non fosse altro che per il fatto di mettere insieme titoli come “Karl Marx and history” o “Proletarian hop” con “Rockin’ pneumonia and the punk rock flu”. Il definisce abbastanza bene la natura della band: per metà invasati del rock 'n' roll, suonato in modo sguaiato come il punk ha da decenni insegnato a fare, per metà urlatori di slogan e storie di sinistra. L’ombra dei Clash si fa molto visibile (e accade sempre più spesso con i gruppi svedesi: ma saranno loro i referenti o i Rancid?), soprattutto nella tendenza dei Randy a scrivere ritornelli simili a cori da stadio, oltre che per la visione fieramente sinistrorsa. Se non sembrano particolarmente baciati dal genio, i Randy sono comunque apprezzabili per lo sforzo di cercare una certa varietà all’interno di confini tutto sommato piuttosto ristretti. Ad esempio, nella già citata “Proletarian hop”, il ritornello alla Clash si incastra con un riff che sembra venire da un vecchio disco dei Kinks, “I believe in the company” viene descritta da loro stessi come un tentativo di scrivere qualcosa con uno “swing feel” che in qualche modo è finito con l’assomigliare ai Motorhead, e l’attacco di “The heebe jeebies (dial 911)” fa subito venire in mente Eddie Cochran. Apprezzabile è anche il fatto che riescano a non sembrare dei tromboni retorici, un rischio molto concreto quando si scrivono testi come quello di “If we unite” (“Possa arrivare alla fine questo sistema/che mette la gente gli uni contro gli altri/fratello contro fratello/amico contro amico”). Ma la doppia natura della band è anche la sua salvezza: un occhio rimane fisso al divertimento e i proclami vengono gridati su sferraglianti - e sdrammatizzanti - riff di rock 'n' roll. Insomma, si può anche ballare, oltre ad agitare il pugno chiuso. Naturalmente lasciate perdere, se vi siete convertiti al neoliberismo.

(Paolo Giovanazzi)
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