«NOTHING PERSONAL - Delbert McClinton» la recensione di Rockol

Delbert McClinton - NOTHING PERSONAL - la recensione

Recensione del 15 giu 2001

La recensione

“Niente di personale”, afferma Delbert McClinton nel titolo del suo nuovo album, che interrompe un silenzio durato tre anni. Probabilmente intende rimarcare l’ostinata presenza delle proprie radici anche nei 13 brani che compongono “Nothing personal”. Del resto McClinton non ha mai fatto mistero delle sue convinzioni musicali, evitando di staccarsi da stilemi ormai consolidati in 40 anni di carriera. Forse per questo non è mai giunto alla notorietà internazionale: non gliene è mai fregato granché di fare musica per le classifiche o di allontanarsi dalle sue principali ispirazioni: il soul, il blues, il rock’n’roll, il rhythm and blues, il country e il Tex-Mex, che sono le componenti anche di questo “Nothing personal”. “Ho deciso di aver voglia di un disco fatto esclusivamente per me – spiega infatti il texano -; non volevo adattarmi a un particolare formato radiofonico o usare troppe canzoni scritte da altri. Non mi piace buttar fuori un disco tanto così, per fare. Voglio sentirlo come qualcosa che cresce e matura una volta terminato”. Il risultato di questa determinazione è un album bello, sincero, pimpante ed emozionante, che nulla aggiunge al McClinton che già ben conosciamo ma che ne conferma per l’ennesima volta il valore. E’ esattamente il disco che ci si poteva aspettare da lui, ma l’ottima produzione (che divide con Gary Nicholson, così come la composizione di buona parte delle canzoni in esso contenute) e la classe dei musicisti impegnati (presi dai gruppi di Bonnie Raitt e Tom Petty, più le vocalist Iris DeMent e Bekka Bramlett) gli donano una freschezza e una limpidezza tali da farne uno dei suoi lavori migliori. Ci sono le ballate che colpiscono direttamente i sentimenti, orientate verso il New Orleans sound (“Read me right”, o il blues “All there is of me”) o il Tex-Mex (“When Rita leaves”, “Birmingham tonight”); c’è il più prorompente R’n’B (l’iniziale “Livin’it down”) ma anche il rock’n’roll (“Squeeze me in”) e l’honky tonk (“All night on”). Il tutto a costruire un album che non può stancare perché vivo e valoroso, ricco composizioni di indubbia classe e vitalità rese con quelle sonorità di confine alle quali il musicista texano è legato da sempre. Non ci si attendeva nulla di diverso, da Delbert McClinton, ma se mantenesse tale livello compositivo ed esecutivo per altri 40 anni penso che comprerei tutti i suoi dischi e li consumerei avidamente come sto facendo con questo.

(Diego Ancordi)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.