«BORDERLAND - Tom Russell» la recensione di Rockol

Tom Russell - BORDERLAND - la recensione

Recensione del 14 giu 2001

La recensione

“Quattro anni fa io e la mia fidanzata ci siamo trasferiti a El Paso-Juarez. Questi sono i luoghi dove passarono gli spagnoli e Pancho Villa e John Wesley Harding. Ho imparato ad irrigare prendendo l’acqua dal Rio Grande ascoltando la radio a tutto volume che veniva da Juarez. Ho osservato il sole alzarsi al mattino sulle Franklin Mountains e poi calare sulla Highway 9 vicino a Columbus, New Mexico”. Le emozioni date a Tom Russell dall’osservazione dei luoghi dove ora vive, insieme all’aria che si respira da quelle parti, hanno donato ispirazione a “Borderland”, il nuovo album che si basa proprio sul concetto di “confine”. Il confine inteso come complicato luogo di conflitto fisico ed emotivo fra i due sessi, ma anche come confine geografico fra Texas e Messico. Ecco il motivo per cui, tre anni dopo la folk opera “The man from god knows where”, che riportava le gesta della sua famiglia durante il periodo dei primi pionieri americani, Russell pubblica un album di Tex-Mex in cui racconta le sue, di avventure pionieristiche. Prodotto da Gurg Morlix (Lucinda Williams, Robert Earl Keen) e aiutato dalla presenza di illustri musicisti della scena roots americana come il mitico fisarmonicista Joel Guzman (Joe Ely, Los Lobos), il tastierista Ian McLagan (Small Faces, Rolling Stones, Bob Dylan), Andrew Hardin e lo stesso Morlix alle chitarre e i cantautori Jimmi La Fave ed Eliza Gilkyson ai cori, “Borderland” si avvale anche della presenza di due illustri coautori come Dave Alvin (in “Down Rio Grande” e “California snow”) e Katy Moffatt (in “The next thing smokin’”). Ci troviamo quindi alle prese con un disco di alta qualità, in cui si rincorrono coinvolgenti ballate di confine e sofferti racconti a base di Tex-Mex, blues, folk, country, rock’n’roll. I suoni sono quindi quelli degli Stati del Sud e secondo Tom, insieme alle foto di copertina fatte da sua figlia Jessica, “potrebbero farvi venir voglia di noleggiare “Touch of evil” di Orson Welles”.

(Diego Ancordi)
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