«FIRESTARR - Fredro Starr» la recensione di Rockol

Fredro Starr - FIRESTARR - la recensione

Recensione del 05 giu 2001

La recensione

Fredro Starr è un nome ricorrente già da molti anni. Dalla sua militanza negli Onyx a oggi, Starr si è costruito soprattutto una solida credibilità come attore, diventando richiestissimo sia per film sia per produzioni televisive. Dal ’93 a oggi è apparso in “Strapped”, “Clockers”, “Moesha”, “NYPD blue” e “Dangerous minds”, ma i vecchi fan degli Onyx si aspettavano da parte sua, prima o poi, un ritorno al rap. “Firestarr” è l’album che molti di loro attendevano, un disco che conserva quel suo linguaggio schietto e tagliente che il tempo e la celebrità non ha evidentemente ammorbidito. Curiosa è la cupa “What if”, canzone che si pone alcune domande e che con ironia spazia da “ci sarebbe un Michael Jordan se al suo fianco non ci fosse stato Scottie Pippen?” e ancora “se Eminem fosse stato nero, avrebbe venduto 5 milioni copie o sarebbe stato uno dei 5 milioni di rapper senza contratto discografico?” fino a “come sarebbe New York se non fosse Rudolph Giuliani come sindaco?”. Allo stesso modo viene da chiedersi cosa sarebbe successo a Fredro se non fosse stato membro degli Onyx? “Perfect bitch” è invece la descrizione della sua donna ideale: la faccia di Aaliyah, il sedere di Toni Braxton, il corpo di Jennifer Lopez e ancora il soul di Erykah Badu, e altre caratteristiche prese da Mya, Madonna, Janet Jackson, Ananda Lewis, Veronica, Tamia, Lil’ Kim e Lisa Bonet, elencate e assemblate si direbbe più per esigenze di rima piuttosto che per reali preferenze. Senza nulla togliere alle bellezze in questione, Starr cade così in passaggi come in “eyes like Vanessa Will killing me softly like Lauryn Hill”, dove Will sta per Williams, cognome evidentemente sacrificato per suonare bene con Hill. “Firestarr” propone anche una sorta di omaggio agli Onyx in “Soldierz” che ospita il cugino, nonché ex membro del gruppo, Sticky Fingaz, ma anche un estremo saluto ai rappers scomparsi in “I don’t wanna…”, dove è ospite il cantante Aaron Hall. Altri special guest di rilievo sono quelli di Capone-N-Noreaga e Cuban Link in “Dyin’ 4 rap remix”, Ice T in “One night” e “Thug warz” con i protetti di 2Pac, The Outlawz. In “Firestarr” è anche rintracciabile una versione alternativa di “Shining through” (ispirata da “True colors”, vecchio successo per Cindy Lauper), canzone che nella sua versione originale era cantata da Jill Scott e faceva da tema al film “Save the last dance”, mentre qui la Sott è stata sostituita da Sunshine.
”Firestarr” è un album che prova a riportare Fredro Starr ai temi e l’energia che con gli Onyx ha espresso agli inizi della sua carriera. I tempi però sono cambiati e il rapper se agli inizi degli anni ’90, suonava come una nota stonata se messo a confronto con i dominatori di quel periodo (A Tribe Called Quest e Arrested Development), oggi il suo stile sembra abbondantemente superato.

(Alessandra Zacchino)
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