«THE INVISIBLE MAN - Mark Eitzel» la recensione di Rockol

Mark Eitzel - THE INVISIBLE MAN - la recensione

Recensione del 30 mag 2001

La recensione

Le prime note di questo disco potrebbero stupire chi già conosce Mark Eiztel: acustica ed elettronica si fondono per dare vita a “The boy with the hammer in the paper bag”. Che l’ex-cantante degli American Music Club si sia dato alla nuova religione, quella del mix tra cantautorato e loop che tanta fortuna ha portato a gente come David Gray? Non proprio: Eitzel è in attività da molto più tempo e la sa ben più lunga di tanti altri. Però in questo disco non sempre riesce a dimostrarlo.
La succitata miscela di suoni (che va e viene, nelle diverse canzoni del disco) è frutto soprattutto di una tormentata lavorazione: Eitzel ha iniziato a lavorare con una band senza riuscire a finire l’opera, reincidendo tutto da solo, con l’aiuto delle macchine. Il risultato è un disco con alti e bassi, fortemente intimista, come sempre nella figura di questo “splendido loser” del rock americano. Le canzoni, però, spesso sembrano implose, non si aprono. Questo fa perdere soprattutto la stupenda voce di Eitzel, capace altrove con la sua notevole estensione, di dare un tocco di inarrivabile drammaticità alle sue canzoni, così come a quelle del suo ex-gruppo.
“The invisibile man” è sicuramente un passo in avanti rispetto a quel “Caught in a trap” che ne fu l’ultima prova tre anni fa, prima di problemi contrattuali vari. Eitzel è un outisder totale, ma questa volta sembra non essere riuscito a sfruttare fino in fondo le sue doti. Non fraintendiamoci: questo disco è bello, ben scritto. Ma chi ha conosciuto “West” (inciso con Peter Buck dei R.E.M.) o “60 watt Silver lining” o prima ancora “Mercury” degli AMC rimarrà un po’ spiazzato. A chi non lo conosce, consigliamo di iniziare da lì.
Un ritorno gradito, dal quale però ci si poteva aspettare di più.

(Gianni Sibilla)
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