«BALLANDO CON CHET BAKER - Fabio Concato» la recensione di Rockol

Fabio Concato - BALLANDO CON CHET BAKER - la recensione

Recensione del 30 mar 2001

La recensione

Fabio Concato, ovvero come fare bella musica e belle canzoni senza urlare. Mai. “Ballando con Chet Baker” è il decimo album di inediti di un cantautore che è grande sul serio, che va ascoltato con pazienza e calma, in mezzo alla quiete, che non ha paura di essere, a volte, vicino più al silenzio che al suono. Perché non ha paura dei vuoti: così anche in quest’album appoggia una piccola canzone a una piccola canzone. E sono ogni volta percorsi di quattro, cinque minuti in cui gli strumenti non tentano – caso raro – la sopraffazione reciproca. Così si sentono il pianoforte da solo, o gli archi, o la chitarra; e qua e là un sax soprano, una tromba, un flicorno, che fanno capolino come in punta di piedi, chiedendo timidi il permesso di entrare in un brano. E scorrono l’una dopo l’altra, rotonde e luminose. Raccontando un Concato nuovo, un po’ nostalgico un po’ malinconico, che dedica un brano a sua moglie (“Ciao Ninìn”: “Questi occhi che ho davanti/così grandi non li ho visti mai”) e quello dopo alla nostalgia (“Quanta nostalgia/ma vedrai che a cantarla va via”). E poi ancora, mostra ovunque la sua passione per la musica del Brasile: prendete “In coda”, riflessione assieme rassegnata e divertita sul traffico e sull’amore. Oppure l’ultima traccia, “Wave”, uscita dalle mani di Antonio Carlos Jobim, e scusate se è poco. Tornando indietro, menzione speciale per “Che stress”, canzone che segue le scale musicali, in cui Concato si ferma e riflette: “Ah, che stress: è tutto così uguale. Cantare nei teatri gestiti così male”, fingendo di essere quello che non è: “Ah, che noia, la vita mia da divo/Tu credi che sia bello campare da creativo”. Ma sono belle anche “Ballando con Chet Baker”, la canzone che dà il titolo all’album, e infine “Semitango”, una chicca vera: “Lo sai bambina posso vivere bene lo stesso/Anche senza quei baci e senza tutte le carezze che ci hanno confuso”, canta Concato, e mente. Perché il tango, pensiero triste che si balla , la dice più lunga delle parole.

(Paola Maraone)
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