«POCHE COSE NUOVE - XSense» la recensione di Rockol

XSense - POCHE COSE NUOVE - la recensione

Recensione del 20 mar 2001

La recensione

Sebbene abbia raggiunto un’età in cui scrivere male di un disco mi eccita quanto l’idea di passare un week end con Daria Bignardi, cioè zero, farò volentieri un eccezione nel caso di questi Xsense, accrocchio mal riuscito di generi, tendenze e ambizioni a cominciare dal nome – ma che è, una nuova taglia? una marca di intimo? una linea d’abbigliamento? – e dal look improbabile proposto alla ‘vetrina’ sanremese (aho, dici vetrina e ti prendono subito in parola: la Turci arriva nuda (te vojo bene, Pa’!), quelli che cantano la canzone dei carabinieri si presentano come due ambulanti ciechi, la Oxa sempre più ex-trema, Peppino Di Capri fa l’etnico in papalina, gli Xsense arrivano con la camicia da pitorri (in agrigentino = tamarri) senza maniche, ecc. Bene, questo dischetto che consta di 11 canzoni + il brano sanremese “Luna”, oltre a distinguersi per un titolo modesto e sincero come “Poche cose nuove”, definizione applicabile per prima alle loro canzoni, schiera titoli xtatici come “Veramente pazzo”, una sorta di “Stasera mi butto” trent’anni dopo, “Pelle bollente”, “Notti pornodeliche”, “Supastar”, tutti più o meno ispirati a un funkylounge in stile anni ’60 & ’70. Accanto a questa personalità – ma Best Sound aveva al suo arco frecce come i Ridillo, che nel genere sono molto più convincenti, anche se non escluderei che dietro qualcuno di questi brani ci possa essere il loro zampino – gli Xsense schierano anche un altro stile, più stupido, fatto di melodia italiana e citazioni battistiane, arrangiamenti d’archi alquanto cheap, con brani come “Solo con me” – veramente un condensato di bruttezza –, “E’ così facile”, “Crescerà”. Possibile che non ci sia niente da salvare, vi chiederete a questo punto? La voce del cantante, che a Sanremo non mi aveva colpito per niente, qui sul disco mette in mostra una certa qualità, e sebbene indugi troppo su certi vibrati, dà l’impressione di poter essere qualcosa di buono, alle prese con un repertorio migliore. “La felicità”, un brano simil bossanova, è una canzone riuscita, così come “La verità”, che sembra uscire fuori da un musical d’altri tempi tipo “Jesus Christ Superstar” o “Hair”, e “Sai cosa c’è?”, una puntata nel magico mondo di Craig David. Molte citazioni– nel senso che il gruppo ha grande confidenza con la musica del passato – non nuocciono certo al risultato finale e lasciano intravedere anche una discreta sicurezza, ma il risultato finale non è quello di un album piacevole da ascoltare. Le canzoni non sono quelle dei Lunapop, il look non è quello da teenband, il funky soul non è all’altezza degli EW&F, i testi non ironici come dovrebbero. I Ridillo facevano tutto molto meglio, e molto prima.

(Luca Bernini)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.