«SPACCIATORI DI ENERGIA - Caffé Sindona» la recensione di Rockol

Caffé Sindona - SPACCIATORI DI ENERGIA - la recensione

Recensione del 10 mar 2001

La recensione

Fanno rock, i ragazzi. Sottospecie rock-funky, anche se dopo il trattino si può mettere quasi tutto quel che si vuole. Si sono scelti un nome che, a seconda dei punti di vista può sembrare ironico o serioso, anche se si può tranquillamente propendere per la prima ipotesi.
Toscani, stanno insieme dal 1994, si sono fatti festival e concorsi, molta gavetta e cambi di formazione. Hanno elettricità e, cosa che può non coincidere, hanno sprint, il che significa avere un elemento fondamentale per fare rock; tutto sommato non tutti ce l’hanno. Non inventano nulla i Caffè Sindona, ma raccontano onestamente la loro storia, la loro visione delle cose. Qua e là litfibano o negriteggiano o altro ancora, soprattutto il cantante Gianni Ulivieri decide di pieropelupeggiare spesso e pare volentieri. Ma non bisogna volergliene, sempre meglio assomigliare a qualcuno che andare in giro a far cover di qualcuno.
E poi usare l’italiano in strutture rock continua a non essere la cosa più semplice del mondo, e quindi camminare, su un percorso problematico come questo, seguendo le orme di altri che l’hanno già fatto agevola molto il compito.
Questo “Spacciatori di energia”, primo vero album dopo diverse autoproduzioni e molta attività live per farsi le ossa, si muove con suoni se non ricercati perlomeno cercati e con un’omogeneità di fondo, nonostante la quale si notano particolarmente alcuni pezzi: “Sei la rossa”, con elementi reggae, “Lividi addosso”, con una bella tastiera e una chitarra decisa, “Mi siedo un momento”, che, come da titolo, è il lento inevitabile dell’album, i segmenti melodici di “Prendi il ritmo” e spunti vari rintracciabili altrove.
Comunque sia fin qui i ragazzi sono arrivati, dando l’idea di voler arrivare più in là ancora. Teoricamente potrebbero anche raggiungere il primo o il ventesimo posto in classifica, i requisiti richiesti li hanno. Il resto è storia di promozione e destino.
Resta solo da chiedersi se i giovani come loro continuano a far rock perché lo sentono come la loro musica, o se solo perché è il più facile da fare. Ma forse non c’è contraddizione tra le due cose.


(Francesco Casale)
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