«HERE COME THE MIRACLES - Steve Wynn» la recensione di Rockol

Steve Wynn - HERE COME THE MIRACLES - la recensione

Recensione del 21 gen 2001

La recensione

Da una ventina d’anni Steve Wynn calca le scene del rock americano: prima con i Dream Syndicate e poi come solista. E questo nuovo album è un po’ una summa di quanto raccolto, espresso, ascoltato, vissuto e assimilato finora. Ben 19 brani per un totale di quasi 80 minuti: un carico artistico non indifferente si nasconde dentro a “Here comes the miracle”, fatto di atmosfere diverse attraversate in lungo e in largo senza limiti. Morbide ballate si alternano a pezzi tirati, così come le cavalcate elettriche alle sonorità semiacustiche. Punto di partenza è il sound degli anni ’60, che è un po’ nel DNA di questo artista, ma nella composizione delle canzoni che compongono “Here come the miracles” troviamo mille riferimenti. Magari ti ritrovi ad ascoltare un brano tipicamente sixties come l’iniziale title track o una ballad elettrica come “Shades of blue” e scopri che si conclude con una schitarrata alla Neil Young. Magari ti butti su una canzone dilatata ed evocativa come “Butterscotch” e ti ritrovi sopra un tappeto pinkfloydiano in perfetto stile “The Wall” e sotto un cantato alla Lou Reed. Immediatamente dopo ti trovi sbatacchiato con “Southern California Line” tra i Beatles e i Ramones, prima di ritrovarti in piena era punk (“Crawling misanthropic blues”), in piena notte (“Charity”) o nel bel mezzo degli anni ’80 (“Sunset to the sea”), o ancora in un rito voodoo (“Topanga Canyon Freaks”, con Howe Gelb dei Giant Sand/Calexico, già collaboratore de). Ad aiutare Steve nella produzione di un album così vario ci sono ottimi musicisti, su tutti le tastiere dell’ex Green on Red Chris Cacavas. Impossibile annoiarsi.

(Diego Ancordi)
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