«UNDER COVER - Joe Lynn Turner» la recensione di Rockol

Joe Lynn Turner - UNDER COVER - la recensione

Recensione del 06 mar 2001

La recensione

Vengono ristampati e distribuiti dalla Edel questi due album di cover prodotti da Joe Lynn Turner, cantante dalla carriera prestigiosa. Dopo 4 dischi come frontman della band Fandango, Turner ha fatto parte dei Deep Purple e dei Rainbow ed ha suonato con molti grossi personaggi della scena rock internazionale: Yngwie Malmsteen, Pat Benatar, Billy Joel, Michael Bolton, Bonnie Tyler, Cher e altri. In questi due cd, Joe Lynn Turner attraversa il mondo musicale a lui più consono, quello dell’hard-rock dei tempi d’oro, riprendendone alcuni classici. In pratica effettua un’operazione simile a quella compiuta da Little Steven con “Born again savage”. Con la differenza che l’E-Streeter ha scritto una manciata di brani ispirandosi ai gruppi musicali con i quali è cresciuto (Free, Led Zeppelin, Yardbirds), mentre Joe Lynn interpreta una lunga serie di classici dei gruppi da lui preferiti. Si tratta anche in questo caso di pezzi prevalentemente hard-rock degli anni ’70, ripresi con il piglio giusto. I due cd erano originariamente usciti a due anni di distanza l’uno dall’altro (1997 e 1999) e raccolgono classici hard-rock e rock-blues, accanto a brani del repertorio affrontato dallo stesso Lynn con i Deep Purple, con i Rainbow, con i Fandango o da solista (“Thief in the night”, “Street of dreams”, “The race is on”). Il primo volume è volto in particolare al rock-blues con “We’re an american band” dei Grand Funk Railroad, “Hush” di Joe South (un classico dei Deep Purple), “Fortunate son” dei Creedence Clearwater Revival, “Freedom” di Jimi Hendrix o il Traffic medley “Gimme some lovin’/I’m a man”. Il secondo è più vicino alla matrice hard, sempre vecchio stile, con cover di Deep Purple (“Lady double dealer”), Michael Schenker Group (“Rock bottom”), Mountain (“Mississippi Queen”), ma c’è anche la beatlesiana “Helter skelter”. Sia il cantante che la band ripercorrono con un feeling fedele alla linea tutto il percorso che riconduce al periodo storico rappresentato nella tracklist dei due cd, con buone prestazioni e buon impatto sonoro. Un lavoro da - e per - nostalgici.

(Diego Ancordi)
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