«BOW DOWN TO THE EXIT SIGN - David Holmes» la recensione di Rockol

David Holmes - BOW DOWN TO THE EXIT SIGN - la recensione

Recensione del 29 gen 2001

La recensione

Holmes fa parte di un network. Un network dove, in compagnia di gente come Bobbie Gillespie (Primal Scream) e Death In Vegas, si è iniziato a pensare a una versione più sporca, più malata, dell’elettronica. Stufi della pulizia digitale, della natura disumana delle progressioni al silicio di tanta elettronica degli anni 90, Holmes, Gillespie e i Death In Vegas (curiosamente legati da un filo comune: lo stesso management), hanno iniziato a modellare suoni che fossero sì legati alla club culture ma in cui si sviluppasse un recupero di elementi culturali estranei alla pista da ballo. Così, dopo aver visto il recupero del noise rock dei Death In Vegas, dopo aver sentito il garage malato e sintetico dei Primal Scream (gli MC5 e gli Stooges suonerebbero così se esistessero ancora), era chiaro che Holmes, seguendo il suo istinto, confezionasse sì un disco concettualmente vicino a quello dei suoni compagni (il caos e la sporcizia applicati all’elettronica) ma con modalità diverse, con un recupero di sonorità che da sempre fanno parte del suo bagaglio musicale. Eccolo allora alle prese con i rare groove del soul, del funk, del jazz, da sempre sue passioni di “soul boy” della provincia britannica. Eccolo a manipolare, in brani come “Incite a riot” , stralci di colonne sonore (l’altra sua passione dirompente). Eccolo poi, in brani devastanti come “Sick city” (garage rock alla Stooges) o “Bad thing” (scritta con Jon Spencer Blues Explosion), alla prese con l’immaginario psichedelico e rock, che però, nelle mani di Holmes, diventa qualcos’altro, diventa valore aggiunto a un suono ipnotico, a un mantra estatico che deve tanto alla cultura dei rave e che qui, a contatto con la cultura rock più ipnotica e visionaria, diventa esplosione di suoni in libertà. Ed ancora, ecco Holmes alle prese con la voce di Martina, ex compagna di Tricky, qui più che mai in forma; a manipolare un sample del prog rock più nascosto (campiona un pezzo delle Orme....sì, proprio loro). Che dire ancora, a parte che questo è uno dei dischi più belli, perfetti, convincenti del 2000.


(Gian Paolo Giabini)
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