«THE BLUE SICKNESS - Bocephus King» la recensione di Rockol

Bocephus King - THE BLUE SICKNESS - la recensione

Recensione del 04 ott 2000

La recensione

Chi ha avuto occasione di vedere dal vivo Bocephus King & the Rigalattos nelle recenti apparizioni italiane, non può che essere rimasto folgorato dall’incredibile potenziale live di questa band e dalle capacità istrioniche del suo leader, uno che non si risparmia e che dal vivo è in grado di regalare show memorabili. Bocephus King riesce effettivamente a essere la grande scoperta del rock americano degli ultimi anni, pur non essendo statunitense. Canadese di Vancouver, Jamie Perry (questo il suo vero nome) dichiara fra le sue influenze John Coltrane e Miles Davis e condivide il soprannome con Hank Williams Jr., ma mostra di avere metabolizzato alla perfezione le radici del rock americano e l’evoluzione di quel suono, che riesce a rendere con incredibile maturità già al terzo album. Un lavoro che incorpora e fonde insieme rock, country, soul, cajun, rock’n’roll, blues, Hank Williams, Tom Waits, Bob Dylan, Rolling Stones, Southside Johnny, John Hiatt, Ennio Morricone e quant’altro.
Si parte con “Eight and a half”, una ballata notturna e misteriosa dal sapore un po’ esotico, come un passaggio notturno in canoa attraverso le paludi della Louisiana in compagnia di Tom Waits e di una buona bottiglia di whiskey, per proseguire con una spigolosa “Josephine” che porta alla mente il Willy De Ville di “Cadillac walk”. Reggae, Stones e sixties soul bianco alla Them sono gli ingredienti di “Mess of love”, mentre “The worst friend” è un lento di ampio respiro, morbido ed evocativo. Fiati leggeri fanno da sfondo al rhythm and blues di “The blue sickness”, mentre l’introduzione con contrabbasso latin-jazz e slide guitar di “Please answer the phone please” si trasforma improvvisamente in un brano dalla ritmica reggae ma dall’atmosfera waitsiana fino al midollo. “Honey baby” è una canzone d’amore sospesa fra rock, country e jazz; “The way the story goes” è un pezzo acustico in stile ragtime, con chitarra suonata in finger picking e tromba sordinata. “Precious thing” mostra un’inclinazione gospel, mentre “My blue soul” è la selezione più vicina alla forma canzone, con un duetto Bocephus-Jane Sawyer. Il Cd si chiude con due pezzi lenti di stampo tradizionale: l’acustica “Hustler’s lament”, slide guitar in evidenza e piano sullo sfondo, e “Ballad of the barbarous nights”.
Per gli appassionati di rock americano potrebbe essere il disco dell’anno.
(Diego Ancordi)
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