«TRYING TIMES - James Blake» la recensione di Rockol

James Blake, canzoni e suoni in equilibrio instabile

Tra soul ed elettronica, il producer e cantautore torna con "“Trying times”

Recensione del 17 mar 2026 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Chi è James Blake, oggi? Un producer o un cantautore, un paladino della lotta contro le storture del sistema dello streaming, o quello che pubblica il suo album più mainstream e orientato alla canzone classica?
È tutte queste cose assieme: è la figura che tiene in equilibrio i piatti che roteano nella copertina di “Trying times”, il primo disco pubblicato per la sua etichetta ma che – ironia della sorte – finisce comunque distribuito dalla stessa major da cui si era allontanato, in polemica con un sistema che secondo lui non riconosce il valore dell’artista e che lo aveva portato a creare Vault, una piattaforma autonoma.

“Trying times” è un disco insieme ipermoderno e classico: ricco di ballate di soul elettronico come “Didn’t come to argue”, contemporaneamente retrò e prodotte con suoni contemporanei. Blake è capace di manipolare campioni e spazi sonori con precisione chirurgica, anche troppo: qualche volta tende alla freddezza, più che all’empatia. Ma in “Trying times” cerca più la forma canzone e anche un po’ di calore, campionando anche Dusty Springfield o Leonard Cohen.

Questo è forse il suo disco più sentito. Impeccabile nella produzione ma anche nella scrittura melodica, con canzoni che spesso partono da una struttura vintage per poi scardinarla improvvisamente con deviazioni, cambi di prospettiva sonora, tagli e manipolazioni che arrivano anche nel giro di pochi secondi, come se stesse remixando se stesso e mettendo alla prova la forma-canzone. Proprio la già citata “Didn’t come to argue” ne è la prova, con una coda con cambio di ritmo, voci distorte e quella di Monica Martin, una dei pochissimi “feat.” del disco. “Days go by” che inizia con una voce campionata in loop e un piano elettrico molto classico, su cui entra la voce di Blake, fino ad includere elementi di drum ’n’ bass.
Blake resta un autore capace di muoversi tra tradizione e sperimentazione – sì, lo so che questa opposizione è spesso usata in maniera scontata, ma qua è particolarmente efficace – senza che le due dimensioni si annullino a vicenda.

Blake ha raccontato, nella sua recente visita milanese, che molto del lavoro nasce dal dialogo con Dominic Maker dei Mount Kimbie, che Blake descrive quasi come una “music wife”: capace di trovare il campione giusto, l’emozione nascosta in una registrazione, il frammento perfetto da cui partire. “È come uno spacciatore di emozioni”, racconta Blake. “Trova il sample giusto e lo porta in studio sapendo che me ne innamorerò”. È da quel punto di partenza che i brani prendono forma, tra tagli e manipolazioni.

Il risultato è un disco che, come sempre in Blake, lavora molto sulla dimensione stratificata del suono. Se avete modo di ascoltarlo in Dolby Atmos, fatelo: il mix è costruito in maniera quasi tridimensionale, con elementi che si muovono nello spazio e dettagli che emergono da direzioni impreviste. Più di una volta mi è capitato di girarmi istintivamente per cercare la fonte di un suono, prima di rendermi conto che arrivava semplicemente dal disco.

È la dimostrazione di quanto Blake continui a essere, prima di tutto, un producer straordinario. Ma in “Trying times” questa abilità tecnica, più che in altri momenti, viene messa a servizio della canzone e non rimane mai fine a sé stessa: serve a dare forma a un album, forse il più diretto e emotivo della sua carriera, che prova a tenere insieme diversi mondi, senza scegliere definitivamente tra le sue identità. Un equilibrio fragile, come i piatti della copertina, ma che funziona, finché regge.

Tracklist

01. Walk Out Music (03:20)
02. Death of Love (03:26)
03. I Had a Dream She Took My Hand (03:40)
04. Trying Times (04:33)
05. Make Something Up (04:06)
06. Didn’t Come to Argue (04:42)
07. Days Go By (04:02)
08. Doesn’t Just Happen (03:17)
09. Obsession (01:40)
10. Rest of Your Life (04:42)
11. Through the High Wire (03:42)
12. Feel It Again (02:10)
13. Just a Little Higher (04:19)
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