«NEVER ENOUGH - Turnstile» la recensione di Rockol

Del pop-hardcore dei Turnstile non ne abbiamo mai abbastanza

La band di Baltimora prosegue il percorso di suoni più morbidi senza però dimenticare le origini.

Recensione del 10 giu 2025 a cura di Michele Boroni

Voto 7.5/10

La recensione

"Il colore dell'estate pop sarà l'azzurro del cielo". Così ha chiosato Charlie XCX durante la sua performance al Coachella Festival in California lo scorso aprile, dichiarando conclusa la Brat Summer caratterizzata dal verde acido e tossico che campaggiava nel suo album uscito lo scorso anno. E poi ha annunciato “Questa sarà la Turnstile Summer” facendo riferimento al molto atteso  “Never enough”– che ha come cover il cielo azzurro con un doppio arcobaleno - quarto album della band di Baltimora uscito lo scorso venerdì, ma anticipato da tre singoli che hanno generato una grandissima hype. 
Ma cosa c'entra davvero la popstar inglese (hyper)pop con la band più rilevante oggi della scena hardcore americana? 

Breve storia dei Turnstile

Benvenuti nel mondo musicale globalizzato non solo nei confini geografici, ma anche dei generi stilistici che sono sempre più incrociati e smussati. Ecco quindi che la band hardcore del Maryland continua con il suo percorso artistico iniziato con “Glow on” del 2021 in cui già il sound energetico si apriva al pop e alla sperimentazione. 
Ma facciamo prima un breve riassunto delle puntate precedenti. I Turnstile suonano insieme dal 2010, ma i singoli membri erano già attivi della scena hardcore di Baltimora prima di allora. La band, co-fondata dal cantante Brendan Yates e dal chitarrista Brady Ebert (ora uscito dal gruppo dopo le session del disco e sostituito da Meg Mills) dopo una serie di ep e il disco d'esordio "Nonstop Feeling" (2015) tipicamente hardcore, hanno deciso di fondere i riff incendiari e le parti cantate viscerali con influenze più morbide vicine all'alt-rock. In pochi anni sono riusciti a travalicare i confini del post-punk, il loro secondo disco “Time & Space” (2018) è stato incluso tra i migliori album dell'anno da testate come il New Yorker, New York Times, Rolling Stone USA e NPR, e in pochi anni la band è stata nominata per tre Grammy, ha fatto un tour con i Blink-182 e ha persino avuto la possibilità di disegnare due capsule di Chuck 70 e One Star Pro delle Converse, feticci del mondo skateboard.

Le canzoni 

Fin dalla copertina questo “Never enough” si presenta come un proseguimento del lavoro fatto per “Glow on” che aveva come cover con un cielo rosa dreamy e con soffici nuvole molto poco post-punk. 
Già con la sognante traccia che dà il titolo e apre l'album i Turnstile riprendono immediatamente da dove si era interrotto “ Glow On” con una loro versione di post-punk ancora più eterea, dove le esplosioni di chitarre sembrano più che altro una battaglia di cuscini. Nel testo si descrive una persona irrequieta che cerca invano di fuggire da se stessa. I Turnstile si prendono quindi più tempo e danno alla musica più spazio di prima. Il loro sguardo vaga in lontananza, in modo udibile, ma anche visibile nel videoclip che accompagna il pezzo.

"Per chi volesse solo ascoltare velocemente l'album, l'outro del brano è probabilmente insopportabilmente lungo", ha detto Yates in una recente intervista su Pitchfork "Ma per noi era importante soffermarci su quel momento il più a lungo possibile" (idem per “Look out for me”).
Proseguendo nel disco si va dalle atmosfere anni 80 (“I care”) ai forti riferimenti ai Jane's Addiction (“Birds” e “Dreaming” con la comparsa dei fiati), le chitarre alla Andy Summer (“Look out for me”), atmosfere baleariche (“Cealing”) che sfociano sulle note più disco (“Seein' Stars”), e all'alt-rock di questi giorni – leggi Fontaines DC (“Light Design”), ma che suonano sempre intriganti e avventurose. 
Tuttavia i Turnstile non dimenticano da dove arrivano e lo ha mostrato nelle scorse settimane il video ormai di culto del concerto girato al Wyman Park Dell di Baltimore il 10 maggio, allo stesso tempo “old school” ma con una risonanza totalmente contemporanea. E ci sono anche una manciata di pezzi tipicamente hardcore come “Birds” o “Sunshower”. 
Sappiamo già che nei canali e nelle testate specializzate ci sarà l'eterno scontro tra i puristi che li accuseranno di un'inconcepibile allontanamento dal genere e gli entusiasti di questa variazione di percorso. Qui pensiamo che  “Never enough” sia semplicemente un disco in cui è bello perdersi in questa sua fusione tra musica molto pesante e molto soft, senza essere tuttavia così nuovo e radicale come molte testate e l'hype imperante – specie in USA - lo stanno attualmente descrivendo. 

Tracklist

01. NEVER ENOUGH (04:47)
02. SOLE (03:25)
03. I CARE (03:53)
04. DREAMING (02:36)
05. LIGHT DESIGN (02:09)
06. DULL (02:18)
07. SUNSHOWER (03:40)
08. LOOK OUT FOR ME (06:43)
09. CEILING (01:13)
10. SEEIN’ STARS (03:06)
11. BIRDS (02:26)
12. SLOWDIVE (03:33)
13. TIME IS HAPPENING (02:06)
14. MAGIC MAN (03:13)
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