«THE CRUX - Djo» la recensione di Rockol

“The Crux”, il retro-pop fatto da Djo

Il cantante-attore americano Joe Keery nel suo terzo disco propone un viaggio a ritroso tra i generi

Recensione del 26 apr 2025 a cura di Michele Boroni

Voto 7.5/10

La recensione

La primavera climatica sta ancora facendosi spazio con qualche difficoltà, tuttavia qui abbiamo già un serio candidato per il disco dell'estate. 
Il suo nome d'arte è Djo ed è già al terzo disco, mentre il suo nome all'anagrafe è Joe Keery, ma la maggior parte di noi lo conoscerà come attore, precisamente nel ruolo di Steve Harrington nella popolare serie di fantascienza di Netflix, Stranger Things. 

Viaggio tra gli stili seventies 

Nei suoi due dischi precedenti Keery giocava molto con il synth applicati al pop, oggi invece con questo “The Crux” realizza un lavoro che, in un certo senso, fa anche la serie in cui recita.
Se infatti “Stranger Things” esfrutta spudoratamente l'archivio culturale pop degli anni 80, Djo in questo “The Crux” compie lo stesso percorso nei confronti di molti generi in auge negli anni 70. 
L'album è stato registrato negli Electric Lady Studios di New York, in gran parte in analogico e con strumenti veri e quei pochi synth che sentiamo come quelli in “Basic being basic” sono dei dispositivi retrò. 

Le canzoni

Le tracce contenute in “The Crux” prodotte da Keery insieme al suo collaboratore di lunga data Adam Thein, hanno calore e soprattutto fascino. È un po' come ascoltare una collezione di dischi ben ordinata, evocando una meravigliosa scoperta, una gemma dimenticata dopo l'altra; si percepisce un profondo amore per le varie forme di espressione del passato recente e non così recente. Soprattutto dietro c'è un talento nella scrittura di canzoni e una sufficiente sicurezza dei propri mezzi per far sì che le tracce non  diventino una noiosa ripetizione di modelli di riferimento già ascoltati e digeriti. Insomma, Keery sembra aver imparato bene la lezione di Jack Antonoff. 
Lo spettro dei generi spazia dalle vibrazioni psichedeliche di “Fly” al rilassato folk-pop di “Potion”, dal glam rock giocoso di “Link” e “Gap tooth smile” alle post-beatlesiane “Golden Line” e “Charlie's garden”. 
Il disco si apre con un gioiellino “Lonesome is a State of Mind” che racconta la classica storia della rottura di due persone che si amavano da un diverso punto di vista, tra serenità, malinconia e un pizzico di follia che arricchisce la narrazione ("Giuro che ho già cenato qui / So di aver sentito quella canzone / Il mio futuro non è quello che pensavo / Credo di averlo pensato male"). 
I riferimenti sono tanti: da Marc Bolan agli Sparks, dai Wings agli ELO, dai Cars a cose più nuove che hanno rimasticato in modo creativo il passato come ad esempio gli MGMT. 
Per tutti questi motivi Joe Keery in arte Djo dimostra di non essere solo un attore con la passione della musica, ma è anche un cantautore di grande talento che non ha paura di attraversare i generi, e sarebbe una bella cosa che in molti se ne accorgessero. 

Tracklist

01. Lonesome Is A State of Mind (04:19)
02. Basic Being Basic (02:38)
03. Link (03:15)
04. Potion (02:47)
05. Delete Ya (03:23)
06. Egg (04:35)
07. Fly (05:25)
08. Charlie's Garden (03:25)
09. Gap Tooth Smile (02:58)
10. Golden Line (03:22)
11. Back On You (05:23)
12. Crux (03:43)
Schede:
Djo
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