«STORIE ASSURDE - Bobo Rondelli» la recensione di Rockol

Bobo Rondelli: “Storie assurde” fuori dal politicamente corretto

Il nuovo album del cantautore livornese è una raccolta di genuine canzoni tra ironia e sberleffo

Recensione del 27 giu 2024 a cura di Luca Trambusti

Voto 7.5/10

La recensione

In un periodo in cui domina il politically correct, in cui ogni parola viene vagliata con attenzione ecco che arriva Bobo Rondelli a scardinare questo status quo mettendo su disco il suo lato più ironico, irriverente e “popolare”.

Tutto questo è racchiuso nelle 13 tracce del nuovo disco del cantautore livornese intitolato “Storie assurde”. Il titolo è azzeccato perché ogni canzone è una breve storia che vive delle caratteristiche di cui si diceva sopra, personaggi e storie disegnati con grande passione ben delineati con poche parole. Sono brani inediti ed altri del repertorio soprattutto live di Rondelli che per l’occasione è accompagnato dalla band maremmana Musica da Ripostiglio. E il mondo, lo stile e il modo di essere dei toscani (in particolare dei livornesi) è elemento indissolubile del disco.

“Storie assurde” dal punto di vista musicale è una miscela di musica d’autore e jazz/swing, un connubio azzeccato che ben si adatta ai differenti quadretti che l’autore dipinge con le sue taglienti parole.

Chi segue Bobo anche dal vivo sa quale sia la sua forza dirompente, è dal palco che riesce a mettere insieme le sue anime: quella poetica e quella scanzonata, ironica, divertente. In un suo spettacolo si passa dal riso al pianto in un attimo e nella parte del “riso” spesso si trovano “Bella chiappona”, ”Il Gigolò di Rotterdam” o “Dal balcone” (contenuti nel disco), storie divertenti, irriverenti ma dal forte sapore popolare perché sono il linguaggio e le frasi ad essere tali. Rondelli non si nasconde dietro a niente, non si prende sul serio, non ne è proprio capace e rifugge da ogni ipocrisia, non veste il suo essere artista con gli abiti belli per andare alla festa, ma è diretto, immediato, genuino, fuori dagli schemi e spesso (come in quest’ultimo disco) racconta i “bordi” della vita, le periferie umane che lottano per il quotidiano.

Il disco si apre con “Mantenuto” una di quelle storie che caratterizzano, con i suoi personaggi borderline, la scrittura di Rondelli. Il brano ha al suo interno un altro dei cavalli di battaglia (o “ciuchi di battaglia” come li definisce lui) del cantautore: la sua strepitosa imitazione di Marcello Mastroianni immancabile durante le esibizioni live.

Sono storie assurde, dove assurdo può essere letto nell’accezione di insensato, contrario alla ragione, stravagante o paradossale. E così basti sentire ”Il Gigolò di Rotterdam”, quella sorta di “dissing” che è “Ir budello di tu ma” (tutta declinata al toscano) o “Io e il mio Franco” (che del lotto è quella più poetica). Tutto va ascoltato con il sorriso (forse un po’ amaro) sulle labbra.

Non si offenda nessuno se si trovano sboccate queste canzoni perché sono lo specchio del “popolo”, di un diffuso modo di pensare e la corretta chiave di lettura sta nel capirne l’ironia e il contesto in cui nascono. Nessuno si deve scandalizzare o arrabbiare perché la grandezza di Rondelli (che è veramente un grande cantautore) è quella di unire l’alto e il basso, passando dalla poesia all’ironia, dalla dolcezza allo sberleffo. E in questo “Storie assurde” usa quest’ultimo approccio e come al solito lo fa a suo modo e non sbaglia.

Un appunto anche sulla copertina del disco: firmata da Tommy, nome d’arte di Tommaso Eppesteingher, illustratore livornese, che dal 1989 collabora con “Il Vernacoliere” (giornale satirico ironico in dialetto toscano diffuso in regione) e che per l’occasione ha fatto un disegno pieno di richiami alla comune città di Livorno

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