«HIT ME HARD AND SOFT - Billie Eilish» la recensione di Rockol

In "Hit me hard and soft" la "vecchia" Billie aiuta la "nuova"

La recensione del nuovo album della popstar dei record, che ritrova l'attitudine naïf degli esordi.

Recensione del 18 mag 2024 a cura di Mattia Marzi

Voto 8.5/10

La recensione

“When I step off the stage I’m a bird in a cage”, “Quando scendo dal palco mi sento come un ucellino in gabbia”, canta Billie Eilish in “Skinny”, il primo brano di “Hit me hard and soft”, rimuginando sul peso del successo e delle aspettative mentre cerca la “vecchia” Billie, quella che nel 2019, a soli 17 anni, si ritrovò in maniera abbastanza naïf a riscrivere le regole del pop contemporaneo con l’album d’esordio “When we all fall asleep, where do we go?. È a quest’ultima che la “nuova” Billie, che a 22 anni ha già fatto cose che solitamente non basta una carriera intera (a marzo, per dire, è diventata la più giovane vincitrice di due Oscar nella storia, grazie a quello vinto come “Miglior canzone originale” con “What was I made for?”, dalla colonna sonora di “Barbie”, a due anni dal primo trionfo con “No time to die”), ha lanciato un disperato grido d’aiuto per uscire dal blocco creativo con il quale insieme all’inseparabile fratellone Finneas stava facendo i conti dopo “Happier than ever”: per venirne fuori aveva bisogno di ritrovare sé stessa, tornare a scrivere con quell’approccio DIY con il quale aveva raccontato nelle varie “Bad guy” e “Wish you were gay” frammenti di vita quotidiana come se fossero piccoli film horror, tra ironia e romanticismo struggente e dark. Spoiler: il suo grido d’aiuto non è rimasto inascoltato.

Things I once enjoyed just keep me employed now”, sussurrava Billie, rassegnata, in “Getting older”, il brano che nel 2021 apriva “Happier than ever”, a sintetizzare come la necessità di esprimersi fosse diventata un mestiere, come le regole avessero spazzato via ogni urgenza comunicativa. In “Hit me hard and soft” la cantautrice ha recuperato quell’approccio sregolato e scapestrato che aveva caratterizzato “When we all fall asleep, where do we go?” e che nel successivo album aveva invece lasciato spazio a un metodo più scolastico. La “vecchia” Billie non si è fatta attendere più di tanto: nel finale di “Skinny”, tutto chitarra e voce, partono una cassa e un riff di basso irresistibile e senza soluzione di continuità arriva il secondo pezzo del disco, “Lunch”. È una “Ilomilo” 2.0, ma più grezza, quasi punk. E molto sexy: è il primo brano che la Eilish ha dedicato esplicitamente a una ragazza, dopo il coming out dello scorso dicembre. Nel testo, la cantautrice paragona il sesso con lei a divorare un pasto. Anche “Chihiro” - di cui i fan avevano potuto ascoltare un’anticipazione lo scorso 23 aprile, quando l’avatar di Billie aveva debuttato in Fortnite: il pezzo è ispirato all’omonimo personaggio de “La città incantata”, il capolavoro dello Studio Ghibili che nel 2003 vinse l’Oscar come “Miglior film d’animazione” - è costruita su un giro di basso accattivante, ma più dark rispetto a “Launch”. Il tema è sempre quello della crescita e del cambiamento: “When I come back around, will I know what to say?”, “Quando tornerò, saprò cosa dire?”, si chiede Billie. Nel finale il vortice di synth richiama i Daft Punk più ispirati. Le atmosfere si fanno più solari e aperte in “Birds of feather”, che nella costruzione e nella semplicità della melodia sembra guardare al pop internazionale dei primi Anni Duemila: “I'll love you 'til the day that I die / ’Til the day that I die”, canta Billie nel ritornello. Lo struggimento, che c’è, stavolta è legato all’inizio di un amore e alla difficoltà di gestire i sentimenti: “And I don't know what I'm crying for / I don't think I could love you more”, “Non so perché sto piangendo e non so se posso amarti più di così”.

Uno dei pezzi più enigmatici è però “The greatest”, in cui Billie dice di essere pronta a soddisfare tutti i desideri del suo partner: “I’m trying my best / to keep you satisfied”, canta, con la sua voce trasognata, nei primi versi del brano. Ma il rapporto sessuale sembra essere una metafora del rapporto con l’industria dell’intrattenimento, che la spreme: “Let you come and go / whatever state I'm in”, “Vieni e fa ciò che vuoi / qualunque sia il mio stato”. Gli archi aggiungono un non so che di tragico. In “L’amour de ma vie” rispolvera la sofferenza da cantante jazz d’altri tempi di “Xanny” e “Listen before I go” (anche nel modo ironico in cui racconta la fine di un amore: “I was the love of your life / but you were not mine”, “Ero l’amore della tua vita / ma tu non eri mio”). Ma è un’illusione: più o meno a metà le atmosfere in bianco e nero lasciano spazio a sintetizzatori, tastiere e a un beat martellante, da discoteca Anni ’90. È uno dei pezzi più spiazzanti del disco. La stessa cosa accade in “Bittersuite”: parte in un modo e poi più o meno a metà prende tutta un’altra direzione, a ricreare il senso di destabilizzazione provato quando il successo di “When we all fall asleep, where do we go?” la strappò via dalla normalità dei suoi 17 anni. Nel testo parla di vuoti da colmare, dei viaggi in giro per il mondo e dell’insonnia che non la fa dormire.

Così, viaggiando attraverso un universo musicale vasto e ampio che fa provare agli ascoltatori un’intera gamma di emozioni, si arriva all’ultimo pezzo, “Blue”, che riprende i versi delle altre canzoni del disco. È il delirio finale, ansiogeno e claustrofobico, teatrale e oscuro proprio come le atmosfere di “When we all fall asleep, where do we go?”, il momento finale prima del risveglio. “Quando ci addormentiamo, dove andiamo?”, si chiedeva la Billie 17enne nel verso di “Bury a friend” che diede il titolo all’album d’esordio. “It’s over now, it’s over now, it’s over now”, ripete ora Billie a mo’ di mantra. Sembra la scena di un film di David Lynch. E viene già voglia di scoprire cosa succederà dopo.

Tracklist

01. SKINNY (03:39)
02. LUNCH (02:59)
03. CHIHIRO (05:03)
04. BIRDS OF A FEATHER (03:30)
05. WILDFLOWER (04:21)
06. THE GREATEST (04:53)
07. L’AMOUR DE MA VIE (05:33)
08. THE DINER (03:06)
09. BITTERSUITE (04:58)
10. BLUE (05:43)
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