«THE COLLECTIVE - Kim Gordon» la recensione di Rockol

Kim Gordon ha sconfitto la paura di invecchiare con la trap

Il 2° sorprendente disco solista dell'ex Sonic Youth potrebbe piacere a Lil Yachty o Kanye West.

Recensione del 04 mar 2024 a cura di Claudio Cabona

Voto 7.5/10

La recensione

Kim Gordon oggi ha 71anni. A lungo si è sentita una superstite. È stata la vita, spesso, a costringerla a fare a pugni con il suo passato: il doloroso divorzio con il marito Thurston Moore e il conseguente scioglimento dei Sonic Youth nel 2011, il gruppo che ha ridefinito il suono e l'etica del rock alternativo americano, scrivendo pagine di storia della musica, sono fantasmi che in più occasioni tornano a bussare la porta. “The Collective”, il suo secondo disco solista, è un esorcismo.

È un album sorprendente che ha più da spartire con Lil Yachty, Kanye West e XXXTentacion che con l’indie rock contemporaneo o la rinata scena post punk, con cui questa seconda fatica non ha nulla a che fare sul fronte del suono. È un disco oscuro, viscerale, con produzioni rap, dub, grime, trap distorte e industriali, martellanti su cui si inserisce la voce serrata della cantante e musicista, oltre a strumenti che solcano il sound come se fossero coltelli su una pelle morbida. Nella sua carriera Kim Gordon non ha mai amato la quiete e neppure il pilota automatico, ma qui si supera e vira dove in pochi, forse, si sarebbero immaginati potesse andare con questa intensità e vitalità. “The Collective” è un album estremamente contemporaneo, che però non dimentica i codici del passato. C’è un respiro punk e contro-culturale dentro le canzoni che non passa inosservato, c’è un’attitudine, quella sì, che rimane immutata.

Kim Gordon sembra aver sconfitto la paura di invecchiare con la trap, filtrata attraverso la sua lente, come solo i grandi artisti sanno fare. Ha realizzato un disco ammaccato, strano, figlio dei nostri tempi in cui non sembra mai arrivare la luce: tutte le tracce, infatti, escluse alcune finali, hanno una forte soluzione di continuità. È come se avesse composto la colonna sonora di un tempo inafferrabile: “Bye bye”, “The candy house”, “Psychedelic Orgasm”, “Tree House" sembrano poesie di William S. Burroughs su un tappeto sonoro in costante equilibrio tra potenza e disgregamento. “In questo disco, volevo esprimere l'assoluta follia che sento intorno a me - afferma Gordon - questo è un momento in cui nessuno sa veramente cosa sia la verità, in cui i fatti non necessariamente influenzano le persone, in cui ognuno ha la propria parte, creando un senso generale di paranoia. Per calmarsi, sognare, evadere con la droga, i programmi TV, lo shopping, Internet, tutto è facile, agevole, conveniente, brandizzato. Mi ha fatto venire voglia di sconvolgere, di seguire qualcosa di sconosciuto, forse anche di fallire”.

Justin Raisen, il produttore 41enne di Los Angeles (già al fianco di Lil Yachty, John Cale, Yeah Yeah Yeahs, Charli XCX, Yves Tumor) che ha lavorato con Gordon in “The Collective”, ha osservato che “Molte carriere vanno in declino con l’età, ma ce ne sono anche molte che vanno verso l’alto”. E ha citato come esempi David Bowie, Leonard Cohen, Nick Cave e la stessa Kim Gordon. Arrivare indenni fino alla fine di “The Collective” non è semplice, è un album che richiede attenzione, ostico, con pochissimi momenti di respiro e che non fa nulla per rivestire di dolcezza la pillola ingoiata. È il progetto vivido di una donna e di un’artista finalmente libera da tutto, anche dal suo passato.

TRACKLIST
01. Bye bye
02. The candy house
03. I don’t miss my mind
04. I’m a man
05. Trophies
06. It’s dark inside
07. Psychedelic orgasm
08. Tree house
09. Shelf warmer
10. The believers
11. Dream dollar

Tracklist

01. BYE BYE (04:14)
02. The Candy House (02:21)
03. I Don't Miss My Mind (03:25)
04. I'm A Man (04:31)
05. Trophies (02:36)
06. It's Dark Inside (03:35)
07. Psychedelic Orgasm (03:40)
08. Tree House (04:06)
09. Shelf Warmer (04:11)
10. The Believers (04:55)
11. Dream Dollar (03:00)
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