«I/O - Peter Gabriel» la recensione di Rockol

Peter Gabriel, il tempo per comprendere il senso dell’esistenza

"I/O", un album che gioca tra passato, presente e futuro

Recensione del 01 dic 2023 a cura di Luca Perasi

Voto 8/10

La recensione

Nel “mondo reale” di Peter Gabriel la concezione del tempo si espande secondo unità di misura ben diverse rispetto a quelle cui invece ci sottopone l’odierno mondo virtuale, dove la soglia dell’attenzione media è calcolata in otto secondi.
Ventuno anni sono stati necessari per ideare, concepire, plasmare e realizzare il nuovo, gargantuesco album “I/O”: è il tempo trascorso dal precedente disco di studio, “UP”. “È l’unico album per il quale esiste un dipartimento archeologico” ha scherzato (ma non troppo) Peter in uno dei suoi meravigliosi “Deep Dive Video”, i filmati nei quali ha condotto i fan iscritti al suo Bandcamp alla scoperta dell’evoluzione dei dodici brani che compongono “I/O”. 

L'operazione “I/O” – più corretto indicarla così, viste le numerose sfaccettature di cui si compone questo progetto – vede Gabriel a suo agio tra passato, presente e futuro, e mixa questi tre piani. Ben piantata nel presente – ma con un approccio unico, che potrebbe indicare una strada per il futuro – è stata la strategia di marketing e commerciale dell’album, pubblicato goccia a goccia (o, se preferite, luna a luna) lungo le dodici lune piene che sin qui si sono susseguite nell’anno, con un brano alla volta. Del resto, le fasi lunari sono un vecchio pallino di Gabriel e hanno scandito come un orologio naturale i tempi del lavoro. Dando così nuova dignità al formato del singolo (ognuno accompagnato da un’opera d’arte specifica e da un video esplicativo, con un Peter sempre simpatico e rilassato, lontano dalle tipiche ansie promozionali), le canzoni sono state fruibili prima sulle piattaforme di streaming e social, lasciando ai cari formati fisici – cd e vinile (eredità del passato, ma con un presente ancora vivo, soprattutto nel secondo caso) – l’onore della passerella finale, con la pubblicazione di oggi.

Un tocco futuribile è stata la presentazione dei pezzi in tre diversi mix, denominati “Bright-Side” (curato da Mike Stent), “Dark-Side” (curato da Tchad Blake) e “In-Side” (curato Martin Buff, per il Dolby Atmos): ognuno di questi mette in risalto strumenti o particolari oppure li elimina, “colora” la musica secondo una concezione del mix come arte in sé. Tre approcci differenti, sia per il mood sia per la tecnologia, in modo da offrire all’ascoltatore non un prodotto definitivo, ma una serie di alternative tra cui scegliere (o non scegliere).

Dal punto di vista della produzione e delle sonorità, “I/O” è un disco spettacolare. Le rifiniture e la chiarezza dei dettagli, la ricchezza delle stratificazioni sonore, il talento dei musicisti coinvolti (tra cui Tony Levin, Manu Katché e Brian Eno) e la purezza geometrica degli arrangiamenti ne fanno un album dalla ricercatezza finissima. Gabriel è in grande spolvero come autore in questo disco, non tanto per la qualità intrinseca delle canzoni, a volte con qualche cliché di troppo, ma soprattutto per la capacità di costruire i brani e concepire soluzioni che hanno consentito alle centinaia di idee da lui accumulate in questi decenni di trovare una forma compiuta. Al netto della lunghezza di quasi tutti i pezzi (Peter considera i sei minuti un riferimento sotto il quale è difficile per lui entrare appieno in un’atmosfera musicale), “I/O” è un disco pop a tutti gli effetti, fatto di melodie, hook e ritmi, strofe, ritornelli e bridge, polifonia. 

Un disco dalla ricerca strumentale interessante (tra “synth-worms” e bicchieri di vino fatti risuonare, tra charango e ukulele, accanto a sontuosi arrangiamenti orchestrali e vocali, con la presenza tra gli altri del Soweto Gospel Choir), ma sempre al servizio della canzone. È un disco meno ombroso del solito, più sereno, di un Gabriel che sta abbracciando questa fase della sua vita con gratitudine.

E proprio il tempo è uno dei temi più esplorati in “I/O”. Da “Playing for Time” a “So Much” per passare attraverso “And Still”, la canzone che Peter dedica alla madre scomparsa qualche anno fa, passato, presente e futuro si intrecciano in continuazione: Gabriel utilizza il tempo per comprendere il senso dell’esistenza. Non solo rievocando il passato, ma anche facendo tesoro dell’esperienza di questi suoi settantatré anni di vita per fruire al massimo e al meglio quel che c’è da qui in avanti. 

Ci sono diversi filoni, tematici e stilistici, nel disco. Interessante è quello dei pezzi ispirati alle istituzioni sociali: “Panopticom”, che si apre (e apre il disco) in maniera inconfondibile con la sua frase introduttiva orientaleggiante, e “The Court”, che intreccia ritmi esotici, atmosfere solenni e tocchi melodici alla McCartney. Sono tracce in cui Gabriel dipinge un mondo minacciato da sistemi di controllo sempre più sofisticati, in attesa che si compia quella rivoluzione comunicativa da lui immaginata circa mezzo secolo fa (e intanto Peter sta lavorando a un progetto legato alla capacità del nostro cervello di generare output e creare arte), e che arriverà a compimento quando i pensieri di tutti saranno “visibili” e leggibili a tutti, operando un ribaltamento di forze tra buoni e cattivi. 

Nel novero dei brani più movimentati, l’episodio migliore è invece la conclusiva, spumeggiante “Live and Let Live”, quasi un inno da cerimoniale africano. A mio avviso, però, Gabriel dà il meglio nei brani più calmi e meditativi: la celestiale e immersiva “Love Can Heal” (probabilmente la canzone migliore dell’album), la cupa “Four Kind of Horses”, la riflessiva “Playing for Time” (dove Gabriel fa esperimenti coi cromatismi), l’intensa “And Still”, un mini-film completo di flashback che toccherà nel profondo anche le anime meno inclini ai sentimentalismi. In modo particolare in questi pezzi Peter fa sfoggio della sua perizia in campo armonico, presentando sequenze di accordi e soluzioni musicali squisite. 

L’appuntamento con le canzoni di “I/O” ha segnato per me in modo diverso questo 2023, il primo anno vissuto senza mio papà, che se n’è andato esattamente tredici mesi fa. Questa musica ha aiutato: a volte ha lenito il dolore, in altri casi lo ha fatto attraversare, in altri ancora ha regalato un tocco di spensieratezza e ha fatto guardare avanti, alla prossima luna. Anche per questo, grazie Peter.
 

Tracklist

#1
01. Panopticom - Bright Side Mix (05:16)
02. The Court - Bright-Side Mix (04:21)
03. Playing For Time - Bright-Side Mix (06:18)
04. i/o - Bright-Side Mix (03:53)
05. Four Kinds of Horses - Bright-Side Mix (06:47)
06. Road to Joy - Bright-Side Mix (05:22)
07. So Much - Bright-Side Mix (04:52)
08. Olive Tree - Bright-Side Mix (06:01)
09. Love Can Heal - Bright-Side Mix (06:02)
10. This Is Home - Bright-Side Mix (05:04)
11. And Still - Bright-Side Mix (07:44)
12. Live and Let Live - Bright-Side Mix (06:46)

#2
01. Panopticom - Dark-Side Mix (05:16)
02. The Court - Dark-Side Mix (04:20)
03. Playing For Time - Dark-Side Mix (06:18)
04. i/o - Dark-Side Mix (03:53)
05. Four Kinds of Horses - Dark-Side Mix (06:47)
06. Road to Joy - Dark-Side Mix (05:25)
07. So Much - Dark-Side Mix (04:51)
08. Olive Tree - Dark-Side Mix (06:00)
09. Love Can Heal - Dark-Side Mix (06:03)
10. This Is Home - Dark-Side Mix (05:04)
11. And Still - Dark-Side Mix (07:44)
12. Live and Let Live - Dark-Side Mix (07:11)
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