«PHONE ORPHANS - Laura Veirs» la recensione di Rockol

Laura Veirs mai così acustica, mai così essenziale

"Phone orphans" è il tredicesimo album in studio della musicista statunitense

Recensione del 07 nov 2023 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7.5/10

La recensione

Laura Veirs la si era lasciata neppure molto tempo fa – era l'estate del 2022 – intenta ad esorcizzare la conclusione del suo matrimonio (tra l'altro il marito, Tucker Martine, era anche il suo produttore) nelle canzoni dell'album "Found light". A distanza di poco più di un anno la cinquantenne musicista di stanza a Portland (Oregon) pubblica "Phone orphans", il suo tredicesimo album in studio. Un disco interamente da lei prodotto, una produzione comunque ridotta ai minimi termini. "Phone orphans" è infatti un disco che in ogni suo aspetto è minimale, lieve, acustico che non prevede altro che il soave e flebile pizzicato della chitarra e il leggero canto della sua delicata voce. Una voce che, sola soletta, senza l'ausilio della fedele chitarra, nella cover della cantautrice folk Rosalie Sorrels "Up Is a Nice Place to Be", innalza a cappella, come una sorta di preghiera, il consiglio a non starsene lontani da ogni cosa, isolati su una paradisiaca nuvola (magari artificiale), bensì a condividere la propria strada insieme a qualcuno. Per il testo di “The Archers” Laura Veirs ha invece adattato una poesia del poeta spagnolo Federico García Lorca.

Dal telefono al disco

In questo disco le riflessioni di Laura riguardano soprattutto l'affrontare senza timore il vivere con il bello e il difficile che la vita ci pone innanzi, magari senza chiudere gli occhi ("I know the challenge is/To live with open lids") come cantato nella iniziale "Creatures of a Day". Quelle contenute in "Phone orphans" però più che canzoni sono istantanee, sono pensieri sparsi sviluppati con una buona dose di poesia. Laura Veirs ha realizzato questo suo nuovo album mettendo mano agli spunti e alle idee che negli anni ha raccolto sotto forma di appunti telefonici, pare siano oltre novecento. Come ha tenuto a spiegare presentando il disco: "Queste canzoni sono nascoste nel mio telefono, alcune da più di otto anni. Riguardano la mia famiglia, i miei amanti e me. Li ho registrati da sola nel mio salotto con la mia app per memo vocale".

Laura Veirs, mai così acustica

Sono quindi brani ridotti all'osso, scarni, essenziali, quasi grezzi, che coerentemente raggiungono a malapena i tre minuti. Laura canta con un filo di voce - spogliata anche questa di ogni di più - cercando così di ricevere maggiore attenzione da quanti avranno il piacere di ascoltarla. E' un album da gustarsi in tutta tranquillità, senza fretta, senza avere rumori e distrazioni attorno. Non appare un caso che siano presenti anche tre brevi brani strumentali, a creare una sorta di poetica bolla in cui vagare: due per chitarra "Tiger ocean" e "Magnolia sphere"; e uno al pianoforte, "Piano improv". E' un disco raccolto, tra sogno e realtà, e in questo sta il suo fascino. Un album che giungerà senza dubbio gradito ai fan di Laura Veirs. Lo sarà perché è principalmente a loro dedicato questo "Phone orphans", ("Spero che questo sguardo intimo sul mio processo artistico vi piaccia."). In secondo luogo perché è un'opera riuscita e mai come in questo caso è valida l'affermazione less is more.

Tracklist

01. Creatures of a Day (02:16)
02. If You Could Hold Someone (03:16)
03. Rocks of Time (02:23)
04. Tree Climber (02:36)
05. Up is a Nice Place to Be (02:14)
06. The Archers (03:26)
07. Tiger Ocean (01:16)
08. Smoke Song (03:31)
09. Valentine (02:59)
10. Magnolia Sphere (02:22)
11. Swan Dive (02:26)
12. Next One, Maybe (01:49)
13. Piano Improv (01:47)
14. Beautiful Dreams (02:39)
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