«IN TIMES NEW ROMAN... - Queens of the Stone Age» la recensione di Rockol

La profondità cruda e diretta dei Queens of the Stone Age

"In Times New Roman…": tornano Josh Homme e soci, in equilibrio tra il rock delle origini e novità

Recensione del 16 giu 2023 a cura di Elena Palmieri

Voto 8/10

La recensione

“Questo è l’ultimo capitolo dei Queens of the Stone Age ma, a questo punto della storia, è anche una specie di nuova nascita, segna una rinascita”, ha spiegato a Rockol Troy Van Leeuwen: “Quindi vanno lasciate alle spalle alcune vecchie idee per poter far spazio alle novità”. Proprio in questa ottica si sono mossi Josh Homme e soci per la realizzazione del loro ottavo album in studio, intitolato "In Times New Roman…". Il disco non manca infatti di riportare il gruppo al rock delle loro origini ma, come anticipato dai singoli "Emotion sickness" e “Carnavoyeur”, introduce anche delle novità all’interno del suo repertorio. Il suono che segna il ritorno della band statunitense, sia sulle scene discografiche che in tour, è crudo e immediato, ma "In Times New Roman…" è anche un viaggio nell'oscurità e in spazi più intricati. I Queens of the Stone Age hanno quindi deciso di reagire alle difficoltà degli ultimi anni con un lavoro diretto che, capace di tirare le fila della loro storia e intrecciarle con nuove sensazioni, suona con una rabbia e una pesantezza che non si ascoltavano da tempo da queste parti.

Il ritorno dei Queens of the Stone Age

Il nuovo "In Times New Roman…”, interamente auto prodotto e senza ospiti di alto profilo, arriva a distanza di sei anni dal precedente “Villains” e riporta i Queens of the Stone Age sulle scene discografiche, oltre che sui palchi per il primo tour dal 2018. Da allora, ogni componente della band si è concentrato su altri progetti prima di ritrovarsi in studio per dare forma a un nuovo disco insieme, anche se nel frattempo si sono susseguite una pandemia e altre difficoltà, a partire da quelle personali di Josh Homme, dalla perdita di alcuni amici importanti, tra cui Mark Lanegan, alla battaglia legale contro la ex-moglie, fino a un’operazione a causa del cancro che gli è stato diagnosticato nel 2022. In risposta al periodo, l’ottavo album in studio della band è uno sfogo per il dolore e la rabbia e riporta il gruppo verso sonorità pesanti e rabbiose, che ricordano la foga di “Era Vulgaris” del 2007. 

Uno sfogo per il dolore e la rabbia, tra il rock delle origini e novità

Dalle chitarre taglienti alle linee di basso e batterie dirette, che riprendono i tratti più distintivi della band, di “Obscenery” alle distorsioni di “Paper Machete”, il suono di "In Times New Roman…” è fin da subito scolpito della crudezza e nell’incisività, con groove pesanti e giochi di parole pungenti, come dovrebbe fare una canzone dei QOTSA. Realtà e onestà sono gli elementi chiave dei testi del nuovo album, un racconto senza filtri di situazioni personali e non. “Truth is, face to face, you're a coward”, sentenzia Josh Homme nella seconda traccia, prima di cantare: “Now I know you'd use anything, anyone / To make yourself look clean / In sickness, no vows mean anything / So long cruelty”.

Il rock di “Negative space” anticipa poi il loop ritmico e l’atmosfera blues di “Time & Place”, da cui emerge l’ormai piena maturità dei Queens of the Stone Age, capaci di suonare ancora al loro meglio. Dopo la sofferenza di “Made to parade”, in cui Homme svela: “I did not notice the weight of the chains til they were cut from me / How’d I drag them for so long”, la seconda parte di "In Times New Roman…” è un susseguirsi di sorprese sonore. Dalle incursioni elettroniche del lamento di “Carnavoyeur” alle spigolose linee di basso di “What the Peephole Say”, con le armonie vocali di Josh Homme a tracciare la narrazione, l’album è un viaggio nella storia dei QOTSA, mettendone in luce la determinazione.

Le sperimentazioni di “Sicily” introducono un altro tipo di rabbia, dove introspezione, ironia e umorismo si intrecciano. “A dose of emotion sickness / I just can't shake / Then my fever broke”, afferma Josh Homme nel singolo “Emotion Sickness”, prima della chiusura del disco. “Straight Jacket Fittin” sono nove minuti in cui Homme gioca vocalmente come le voci che lo tormentano nella sua testa, su immagini apocalittiche avvolte in un atmosfera di nuovo cupa. Viene così confermato quanto sia ancora puslante il rock dei Queens of the Stone Age come li conosciamo, e rivela il carattere più sperimentale della loro creatività.

Tracklist

01. Obscenery (04:23)
02. Paper Machete (03:22)
03. Negative Space (03:53)
04. Time & Place (04:26)
05. Made to Parade (05:18)
06. Carnavoyeur (03:56)
07. What The Peephole Say (04:06)
08. Sicily (04:41)
09. Emotion Sickness (04:31)
10. Straight Jacket Fitting (09:01)

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