«HOW TO REPLACE IT - dEUS» la recensione di Rockol

dEUS - HOW TO REPLACE IT - la recensione

Recensione del 06 mar 2023 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

I dEUS sono sempre stati maniacali nella realizzazione dei loro dischi, storicamente hanno lasciato che tra un album e l'altro passasse del tempo, eccezion fatta per la doppietta in meno di un anno, a cavallo tra 2011 e 2012, "Keep you close"/"Following sea". Quest'ultimo fino al nuovo "How to replace it" rimaneva l'ultima opera su album della band belga. Comunque sia, senza avere nulla in contrario sulla maniacalità, c'è da sottolineare che l'attesa per ascoltare nuova musica di Tom Barman e compagni si è protratta molto a lungo, per quasi undici anni. Una pausa non programmata, un lasso di tempo che è scivolato via senza dei motivi a giustificarlo e senza una vera intenzione. E' semplicemente accaduto, a volte ci si perde dietro altri progetti (e Barman possiede molteplici interessi artistici al di fuori della musica) e dieci anni scivolano via in un attimo, senza accorgersi. Il tempo fugge.

L'ottavo album

Un ritorno piuttosto corposo l'ottavo album dei dEUS (forse una maggiore agilità avrebbe giovato): dodici brani, poco meno di un'ora di musica a partire dalla maestosa e parlata title track fino alla chiusa affidata al gradevole pop rock in lingua francese "Le blues polaire". Non mancano in scaletta brani radiofonici, di ottima fattura e piacevole ascolto come "Must have been new" o il più compassato e classico "Never get you high". Le prime note di "Man of the house" rimandano ai temi cinematografici degli anni Settanta per poi cambiare bruscamente registro e lanciarsi in un buio e ossessivo crescendo. Con "1989" Barman ci porta indietro nel tempo fino ad un anno decisivo per la sua storia personale (la morte del padre) e per quella più universale (la caduta del muro di Berlino). In "Dream is a giver" i giri del motore sono ridotti al minimo e non si alzano certo con la successiva "Pirates", entrambe si giovano di alcuni ariosi inserti pianistici. "Simple pleasures" è un puzzle musicale che si differenzia decisamente dagli altri brani e credo la registrazione abbia divertito i musicisti coinvolti. "Why Think It Over (Cadillac)" ha nel ritornello delle assonanze con la dance di qualche decennio orsono, mentre "Love breaks down" è una ballata come molte se ne sono già sentite – e non è una critica, solo una constatazione - con un pianoforte a sostegno della voce.

Tom Barman è tornato

"How to replace it" è un buon disco, a prescindere dalle aspettative che può avere alimentato un'attesa così lunga. Abbiamo lasciato Tom Barman che aveva appena compiuto quaranta anni, lo ritroviamo che ha superato i cinquanta, molto è cambiato nel frattempo, ma certo lui non ha perso la capacità di realizzare brani che attirano l'attenzione e non lasciano indifferenti all'ascolto. I dEUS sono tornati, evviva i dEUS.

Tracklist

01. How To Replace It (05:30)
02. Must Have Been New (03:46)
03. Man Of The House (05:12)
04. 1989 (05:05)
05. Faux Bamboo (04:27)
06. Dream Is A Giver (04:34)
07. Pirates (04:42)
08. Simple Pleasures (03:32)
09. Never Get You High (03:36)
10. Why Think It Over (Cadillac) (05:07)
11. Love Breaks Down (03:42)
12. Le Blues Polaire (06:36)
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