«FOSSORA - Björk» la recensione di Rockol

Björk scava nei suoni elettronici ed organici

"Fossora" non è "l'album gabber" della cantante ma una complessa opera, fatta di estremi

Recensione del 30 set 2022 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Björk è stata definita in tanti modi, sempre un po’ stereotipati, cose tipo “folletto islandese”, che poi sono la versione di aspettati “il menestrello di Duluth” o “la sacerdotessa del rock” che sono toccati a colleghi altrettanto blasonati. Mai ci saremmo però aspettati di leggere nelle stessa frase Björk e il gabber. Per chi non lo conoscesse è un genere di musica elettronica nato negli anni ’90, una sorta di techno hardcore basato su cassa in quattro, ritmi violenti e bpm elevati. Un genere per lungo tempo considerato sinonimo di ignoranza - tanto da venire poi contrapposto alla IDM, la "intelligent dance music" - se non di tamarrismo. Si tratta di una lettura superficiale per un genere che da anni è stato rivalutato e portato verso una  nuova vita- ma (apparentemente) lontano dall'immaginario sofisticato e dai suoni di Björk .

Björk gabber?

Eppure in una delle rare interviste, era stata la stessa Björk  a parlare della sua passione per il genere, di come durante la pandemia desse delle feste a base di gabber, nella sua islanda dove, per la cronaca, l’impatto del Covid è stato meno forte che altrove. La scena potrebbe essere tranquillamente quella un videoclip surreale: gente che balla al ritmo del gabber a casa di Bjork durante il lockdown. E infatti nel clip del primo estratto “Atopos” la si vede ballare in un bosco popolato da strane creature e di un’orchestra.assieme ai Gabber Modus Operandi. 

“Potete per favore ascoltarlo ad alto volume?”, ha scritto Bjork - ma no, “Fossora” non è il disco gabber di Björk . Il duo indonesiano compare in 4 brani, con un approccio che rivisita il genere in chiave meno violenta e più "organica" - talvolta accelerando improvvisamente i brani, come proprio nel finale di “Atopos” o in “Trolla Gabba”, strumentale dal titolo che è tutto un programma.

L'album terreste di Björk 

“Fossora” è piuttosto il disco terrestre di Bjork: a partire dall’immaginario: funghi, boschi, terra. Un disco di “atterraggio”, l’ha definito. Il titolo significa, più o meno, "scavatrice". Un disco underground, se si passa il gioco di parole.
Il concept si traduce  un suono decisamente più organico e umano rispetto all’elettronica raffinata di “Utopia” (co-prodotto con Arca). L’altra grande influenza di queste canzoni sono i concerti con vari ensemble fatti in questi anni a Rekjiavik: strumenti a corda, a fiato, cori, in diverse formazioni e con geometrie variabile. Tanto che la title-track inizia come una melodia d’altri tempi per fiati, su cui si innesta sì un ritmo che ha alcune fiammate simil-tecno (anche qua sul finale). 

Come sempre, non è un ascolto facile, ma è un percorso intenso: Bjork riesce a concepire la sua musica come arte totale che incorpora elementi apparentemente opposti. “Fossora”, come altri suoi lavori, è un’opera “estrema”, in cui delicati brani (“Sorrowful Soil” e soprattutto “Ancestress”, il momento più poetico) sono dedicati alla madre si alternano ad accellerazioni improvvise.

Un disco che segna la fine della lunga elaborazione del dolore iniziata con “Vulnicura” e proseguita con “Utopia”. Bjork ha trovato le sue radici, un suono nuovo e ci ha ricordato che come lei con c’è nessun’altra artista.

Tracklist

01. Atopos (04:46)
02. Ovule (03:38)
03. Mycelia (02:00)
04. Sorrowful Soil (03:15)
05. Ancestress (07:17)
06. Fagurt Er í Fjörðum (00:44)
07. Victimhood (06:57)
08. Allow (05:26)
09. Fungal City (04:45)
10. Trölla-Gabba (01:57)
11. Freefall (04:31)
12. Fossora (04:19)
13. Her Mother’s House (04:33)
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