«KEYS - Alicia Keys» la recensione di Rockol

Il disco spavaldo di Alicia Keys

Nuovo lavoro per l'iperattiva cantante. Un doppio disco con le stesse canzoni in due versioni, una più semplice e l'altra remix contemporaneo. Ci sono Khalid, Lil Wayne e Swae Lee

Recensione del 17 dic 2021 a cura di Michele Boroni

Voto 6,5/10

La recensione

Sono passati 20 anni dall'esordio di Songs in A Minor e in tutto questo tempo Alicia Keys ha attraversato tutte le fasi di un'artista: l'esordio travolgente, le folle oceaniche, almeno tre-quattro pezzi iconici e indimenticabili, il momento di smarrimento, la ripresa e la piena consapevolezza come donna e come artista, ben rappresentati dagli ultimi due dischi Here e Alicia

Ora la cantante di New York si trova nella fase spavalda e iper prolifica. Durante il lockdown ha pubblicato la sua autobiografia, ha lanciato un brand di skincare, ha registrato un po' di featuring, è stata testimonial per alcuni brand, ha recitato in una docuserie su Youtube col marito e ha annunciato la sua prima graphic novel. In tutto questo è riuscita anche a incidere questo “Keys”, il suo ottavo album.

Tra Originals e Unlocked

Non si tratta di un disco come un altro. “Keys” infatti è un doppio disco lungo un'ora e mezza e composto da 26 tracce: in realtà si tratta più o meno delle stesse canzoni suonate due volte, la prima nella versione basic “Originals”  e la seconda in quella “Unlocked”  in una sorta di remix contemporanea e modaiola in co-produzione con Mike Will Made It, già collaboratore con Beyoncé e Kendrick Lamar.
Al contrario di altre operazioni del genere – qualcuno forse si ricorderà “Up!” di Shana Twain che nel 2002   uscì in versione pop, country e Bollywood – in questo “Keys” le cose non sono così ben delineate.

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Certo, nel disco 'Originals' c'è una prevalenza di arrangiamenti più essenziali con il pianoforte in prima linea, ma non sempre ci sono queste grandi differenze con la versione “Unlocked”. Più che altro il disco “Originals” inizia con “Plentiful” un pezzo eccellente con Pusha T, basato sul beat di “ The Truth” di Beanie Sigel, una della prime produzioni di Kanye West, basate sul sample di “Chicago” di Stephen Stills, e non esiste la versione “Unlocked”. 
Ci sono altre parti non chiarissime: le versioni “Originals” non hanno né la qualità grezza dei demo, né la forza compositiva delle sessioni "unplugged", dall'altra parte le versioni "Unlocked" sono decisamente più vivaci delle "Originals", spesso però senza essere radicalmente diverse. 
“Originals” punta più sul lato MOR e smooth jazz  della Keys. Qui, ad esempio, l'orchestrazione un po' da James Bond di “Nat King Cole” lo rende un pezzo elegante,  rovinato nella seconda versione dalle barre di Lil Wayne. “Old Memories” è uno standard soul retrò à la Keys che si trasforma su “Unlocked” in un pezzo con il beat di “I wanna dance with somebody” di Whitney Houston. Interessanti invece le versioni “Unlocked” più oscure e industrial di “Daffodils” e “Best of me” che già era un bel pezzo nella versione “originals”. Il resto è tutto un po' già sentito e non ha certo la forza espressiva e produttiva nonché la precisa ispirazione progettuale dei due dischi precedenti.

Chiavi che non aprono sempre bene

Insomma, operazioni così risultano intriganti solo se funzionano perferettamente, ma se si assommano i difetti rischia di essere un'occasione persa.
Quello che rimane è un lungo disco che, con il gioco della doppia versione, sicuramente funzionerà molto bene sulle piattaforme streaming, ma che alla fine sembra raccontare meno dello sterminato talento della Keys e più della capacità di un produttore di migliorare o peggiorare una canzone. 

TRACKLIST

#1
14. KEYS (01:25)

#2
01. Only You (Unlocked) (03:11)
02. Skydive (Unlocked) (03:03)
06. Is It Insane (Unlocked) (04:27)
08. Old Memories (Unlocked) (03:52)
09. Dead End Road (Unlocked) (03:32)
10. Love When You Call My Name (Unlocked) (03:15)
11. Daffodils (Unlocked) (03:04)
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