Johnny Hallyday: 'Bono mi ha scritto un blues'

Johnny Hallyday: 'Bono mi ha scritto un blues'
E’ sempre stato un uomo d’azione, Jean-Philippe Smet in arte Johnny Hallyday. Molti fatti, poche parole. Poco da stupirsi, allora, se si fatica a strappargli di bocca qualcosa di più di qualche frase generica e di circostanza. Parlare non è il suo mestiere. Cantare, invece, sì: ha l’età dei Beatles e dei Rolling Stones, ha vissuto in tempo reale l’ascesa di Elvis sognando di emularlo, ha avuto la sua parte di amour fou e di balordaggini, di figli e matrimoni (quello con Sylvie Vartan, nel 1965, in Francia diventò un caso nazionale: come Carlo e Diana in Inghilterra). Ha distrutto auto sportive e tentato un suicidio, ha recitato per Godard e Chirac lo ha medagliato con una Legion d’Onore. Ma lui niente, non si ferma mai, e sul palco è ancora un leone ruggente. Prova ne sono le date del suo “Flashback tour” registrate in un caldissimo Palais des Sports parigino il 14 e 15 giugno 2006 e ora documentate da un Dvd/doppio Cd che è anche il motivo di questa sua visita lampo in Italia: due ore e mezza di megashow (dimezzate a un’ora e un quarto per il compact disc) che tengono fede al titolo celebrando gli anni gloriosi del rock&roll e del beat (“Le pénitencier” è la sua versione in francese di “The house of the rising sun”) e i grandi hit di ieri e di oggi (“Que je t’aime” e una strappalacrime “Mon plus beau Noël”, dedicata al piccolo bimbo vietnamita adottato qualche anno fa), tra un omaggio a Brel (“La quête”) e una strizzata d’occhio all’Italia, con “Derrière l’amour” firmata Toto Cutugno- Pallavicini e un rock inedito, “La loi du silence”, che apposta per noi diventa, in studio, “Parole al silenzio”. Da queste parti, però, lo si vede molto di rado… “Non ditelo a me” risponde il baldo Johnny, ciuffo intatto, fisico integro, pizzetto e giaccone di pelle d’ordinanza. “Era la mia casa discografica precedente che non faceva promozione. Con Warner spero che le cose vadano meglio”. Alla sua ex etichetta, Universal, ha fatto anche causa cercando di farsi restituire la proprietà delle registrazioni accumulate in oltre quarant’anni di carriera (vedi News). I giudici gli hanno detto di no, ma lui taglia corto: “Che ci posso fare? La legge ha deciso così, ma io non mi fermo. Incido nuove canzoni e vado avanti per la mia strada”. Richiesto di un parere sullo stato della musica francese si nasconde dietro un enigmatico no comment, limitandosi a dire che “non basta essere bravi, bisogna anche trovare una propria identità”. Al contrario è prodigo di complimenti per l’Italia (“mi piace cantare nella vostra lingua, ogni volta mi riprometto di migliorare la mia pronuncia”) e per le nostre star: “Adoro Zucchero, per me lui è un vero bluesman”. Il blues, a proposito, è un’altra delle sue grandi passioni, oggi celebrata da un disco inciso negli Stati Uniti e di imminente pubblicazione in Francia. “Non pensate però al blues tradizionale, quello degli anni ’40. Anche se qui ci sono chitarre, armoniche e dobro e mi ispiro a Clapton e a Taj Mahal, ho voluto renderlo attuale”. Vanta amicizie importanti, il Nostro, non solo Sarkozy di cui si conferma fervente ammiratore: e così alla scrittura di un pezzo appropriatamente intitolato “I am the blues” ha provveduto Bono in persona, “incontrato una sera dopo un mio concerto a Montecarlo. Abbiamo cominciato a parlare, abbiamo bevuto parecchio e mi ha promesso che mi avrebbe fatto avere qualcosa: tre giorni dopo il testo della canzone era pronto. E’ l’unico pezzo in inglese del disco”.
Col physique du rôle che si ritrova, ovvio che il cinema continui a cercarlo: il suo prossimo film è “La pantera rosa 2”, con l’amico Jean Reno. “In vita mia ne ho girati più o meno 48. Che differenza c’è con la musica? Come diceva Jean Gabin, quando stai su un set devi assicurarti di avere accanto una sedia, perché ci sono tanti tempi morti. E poi il cinema è un lavoro di squadra mentre sul palco sono da solo a reggere il gioco. Comunque recitare mi ha insegnato a trasmettere meglio le emozioni di una canzone, mi ha migliorato come performer. E cantare dal vivo mi è sempre piaciuto molto di più che fare dischi in studio: per questo nella mia discografica ci sono tutti quei live”.
Che ricordo ha di Jimi Hendrix, che nel ’66 suonò in tour con lui e di cui nel “Flashback tour” ha ripreso “Hey Joe”? “Un ragazzo gentilissimo, come raramente se ne trovano. Diventammo amici, lui mi veniva a trovare a Parigi e a Londra io ero suo ospite. Quando si trasferì in America lo perdetti di vista, poi sapete purtroppo com’è andata a finire”. Con chi gli piacerebbe collaborare, oggi? “Con Elton John”. Il segreto del suo successo? “Cerco di fare bella musica e begli spettacoli. Per questo la gente ritorna a vedermi”. Si considera ancora un ribelle o piuttosto un monumento vivente? “Per carità! Quelle sono le immagini che ti costruiscono addosso i media. A volte sono in forma, altre volte ho mal di testa, sono una persona come le altre”. Ha qualche rimpianto? “No, nessuno. Guardo sempre al futuro e alle cose che ho ancora da fare”. E siccome dietro gli occhi di ghiaccio e lo sguardo da duro si nasconde un cuore tenero, scusatelo ma è di fretta perché deve tornare a Parigi: non può mancare a una serata di beneficenza organizzata dalla moglie Laëticia per l’Unicef e con il contributo delle maggiori firme della moda. Anche lui farà la sua parte, mettendo all’asta uno scooter firmato Johnny Hallyday, rocker immortale di Francia.
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