Dave Gahan presenta 'Hourglass': 'Sono finalmente appagato'

Dave Gahan presenta 'Hourglass': 'Sono finalmente appagato'
“Ad ogni disco solista sembra ringiovanire”, commenta qualcuno. Effettivamente Dave Gahan è in ottima forma: oggi, 19 settembre, ha incontrato la stampa italiana per presentare il suo secondo lavoro fuori dai Depeche Mode, “Hourglass”, in uscita a metà ottobre. Il luogo prescelto è un fighettissimo albero milanese, di quelli con arredamento “minimal” tutto nero. Lui entra nella stanza e sembra perfetto per il luogo: distintissimo in un completo nero, rilassato e disponibile, nonostante la stampa sia stata avvertita preventivamente che non firmerà autografi a fine incontro.
Viso sorridente – sono molto lontani i tempi degli eccessi che quasi l'avevano ammazzato negli anni '90 – Gahan spiega come è nato il nuovo disco. “A parte il primo brano, 'Saw something', che avevo in testa da un po', ho scritto e registrato tutto in casa nel giro di otto settimane. Non mi era mai successo di fare tutto così di getto”. Inciso con Christian Eigner e Andrew Phillpot – che fanno parte della line-up dei Depeche Mode in tour - “Hourglass” è un disco meno introverso del precedente “Paper monsters”, e anche più vicino alle cose fatte con i Depeche Mode: “La carriera solista e quella con la band sono due cose diverse”, racconta. “Fare musica da solo mi rende più motivato rispetto a quello che può succedere nella band. Certamente devo dire che aver scritto tre canzoni per 'Playing the angel', l'ultimo disco della band, mi è servito parecchio”.
L'opera di scrittura di Dave Gahan è infatti tutto sommato recente, perché nella sua band si è sempre limitato a fare il cantante: la penna – e la leadership – è spesso in mano a Martin Gore, con cui ha un rapporto contrastato. “Non so se questo disco abbia un suono vicino a quello dei Depeche Mode. Di sicuro mi sono sentito molto libero nel farlo. E' stato un disco catartico: ecco perché è così cupo in alcuni passaggi, nonostante stia vivendo uno dei migliori periodi della mia vita. Per la prima volta mi sento appagato, e questo è un disco incentrato sul riconoscere chi sei, cosa hai fatto e sul godersi ciò che ti circonda”.
“Sono in una posizione fortunata”, continua. “Tutto ciò che c'è intorno a chi fa musica sta cambiando. C'è gente con cui ho lavorato che non ha più un lavoro. Io sono nella posizione di poter fare musica non per soldi ma per passione. Questo disco me lo sono pagato da solo, anche perché se avessi chiesto dei soldi alla mia casa discografica forse non me li avrebbe dati... Ma l'ho fatto con cura, come spesso oggi non si fa più, e questo è uno degli errori dell'industria contemponea; si pensa che ci sia una via d'uscita rapida, se non sfondi al primo disco sei fatto. Ripeto ci vuole calma e cura, e sono contento di essere in una posizione da potermela permettere”.
Le ultime battute sono per i piani futuri: nessun tour a supporto del disco, per il momento. “Ho appena finito di far concerti con la band. Adesso voglio godermi il momento”. E la band? “Ho visto Fletcher a Londra pochi giorni fa, e il disco gli è piaciuto. Martin? Non l'ho ancora sentito, ma Fletcher mi dice che 'Hourglass' è piaciuto pure a lui...”.
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