Comunicato Stampa: Gino Paoli ospite di Radioscrigno su Radio Rai

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Gino Paoli ospite di Radioscrigno

Domenica 21 Gennaio 2006, - ore 23.30 su Radio1 In studio: Dario Salvatori e Maria Cristina Zoppa Regia: Nella Ottolenghi

D ario Salvatori e Cristina Zoppa nella puntata di Radioscrigno in onda su Radio1 domenica 21 Gennaio saltano nel "Tenco" degli esordi radiofonici a quarant'anni dalla tragica scomparsa avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1967 a Sanremo. A commentare i preziosi ritrovamenti dell'Archivio dell'Audioteca Radio della Rai (su Tenco e sui momenti successivi della sua morte c'è ben poco) Gino Paoli ospite d'eccezione della puntata. Ecco alcuni commenti del cantautore ai documenti ripescati nell'archivio e già noti al grande pubblico di Radioscrigno.

Nell'intervista di Sandro Ciotti del 1962 si gioca sul binomio Tenco-Fidenco. È la prima intervista radiofonica di un Tenco che appare deciso, a tratti superbo, nel definirsi un artista da recital che non suona per soldi.
"Lei è cresciuto e vissuto a Genova. Come spiega che Genova, questa città di tradizioni austere e piuttosto severe abbia dato tanti personaggi recentemente alla canzone italiana, non so Joe Sentieri, Umberto Bindi, lei stesso etc.?.". Tenco: "Per quanto riguarda me e Gino Paoli ci siamo conosciuti e non siamo venuti fuori da un ambiente che non sia Genova e non Genova. Ci siamo conosciuti qua perché abitiamo qua, ma non abbiamo niente in comune con il resto dell'ambiente tant'è vero che non credo di essere particolarmente conosciuto nei dintorni (...)". Ciotti: "E tra questi colleghi, tra i cantautori, qual' è quello che lei apprezza di più?" Tenco: "Dunque ci sono Gino Paoli, questo anche per amicizia, poi perché mi piace molto. Poi un certo Piero Litaliano (Piero Ciampi, ndr) che non è molto conosciuto ma mi piace molto e fa delle parole che sono veramente ottime. Di quel li che non conosco Modugno credo sia senz'altro il cantautore che mi piace di più". Ciotti: "E la sua più grande ambizione, a questo punto ancora iniziale della sua carriera, qual'è?" Tenco: "La mia più grande ambizione è quella di far capire alla gente chi sono io attraverso le mie canzoni, cosa che non è ancora successo". Ciotti: "Ma adesso è tempo di congedo (...)Quale canzone vogliamo scegliere?"Tenco: " Sceglierei Ti ricorderai visto che il pezzo che è stato trasmesso più volte" Ciotti: " E poi ha un titolo vagamente presago, no?" Tenco: "Speriamo bene..." Ciotti: "Augurale almeno..."

Ed ecco l'impressione di Paoli: "Quest'intervista mi ha fatto tenerezza perché parlavamo così (...) con questa arroganza giovanile dei ragazzi che sanno già tutto e vogliono essere capiti...che hai capito che?!? Eravamo così, eravamo ingenui, eravamo dei bambini! Questo forse ci ha dato la capacità di scrivere delle cose abbastanza trasgressive...perché la gente non pensa che siano state trasgressive le nostre canzoni ma, in realtà, erano una botta nello stomaco".

E ancora l'incontro tra Ciotti e Gaber al microfono del Gr del 28 gennaio 1967. Ciotti: "Io assolverei il mondo della canzone da quanto è accaduto per quanto sia un mondo dove la provvisorietà costituisce una chiave importante, invadente. Un cantante intelligente si rende conto, appena entra in questo ambiente, che la provvisorietà è forse il connotato più ricorrente del mondo della canzone. E tuttavia non ritengo che Tenco ha fatto quello che ha fatto solo perché ha perduto a Sanremo: sarebbe una spiegazione troppo semplicistica e che offenderebbe l'intelligenza che senza dubbio Tenco aveva. C'è piuttosto da dire questo, che a prescindere dall'ambiente nel quale Luigi ha vissuto, lui ha cercato nel modo più sbagliato e doloroso, più impietoso verso se stesso e gli altri, la strada per raggiungere una serenità che ha cercato invano per ventinove anni..."
Giorgio Gaber: "Luigi Tenco era un amico da tanti anni: l'ho conosciuto che avevo diciotto anni. Non è vero che fosse sempre triste e cupo anzi, mia moglie diceva sempre che lo faceva ridere più di Alberto Sordi (...) Questo suo atto ha lasciato sorpresi un po' tutti: stimavamo troppo Tenco per pensare che si fosse ucciso unicamente per una canzone o per le inclusioni di altre canzoni che lui non condivideva. L'altra sera tornando in albergo siamo rimasti sorpresi soprattutto perché conoscevamo Tenco, uno sempre in ricerca di una verità, capace di contraddirsi da un momento all'altro, probabilmente uno che un quarto d'ora dopo un gesto così non l'avrebbe fatto".

Il commento di Gino Paoli al microfono di Radioscrigno: " Sono totalmente d'accordo con Giorgio e poi conosceva bene Luigi come me (...) Sapeva benissimo che Lui gi non era solo quello che ha detto Ciotti, una persona che cercava ed era inquieto...Certo cercare è la dominante di un giovane di un certo tipo e forse anche di un vecchio visto che continuo ancora a cercare(...) Questo però non toglie che Luigi fosse una persona allegra e simpatica (...) Non ha senso pensare che questa contingenza, Sanremo etc, abbia causato quello...le ragioni vanno cercate da un altra parte e probabilmente in un fatto farmaceutico che non ha niente a che fare con il carattere di Luigi quando era normale. Questo è quello che penso e che ho sempre detto: non era Luigi quello che ha fatto quel lavoro, era una proiezione dovuta ad altre cose (...) La qualità maggiore di Luigi era la sincerità (...) Tutti noi eravamo diversi: scrivevamo o facevamo altre cose per realizzare noi stessi senza avere come scopo il successo...poi se arrivava eravamo tutti contenti. Non era però la canzone un mezzo ma era un fine quindi il discorso rispetto ad oggi era profondamente diverso. Accostarsi a Luigi come a De Andrè vuol dire affrontare un profondo discorso di onestà intellettuale"
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