Rossana Casale: 'Ci sono Rota, Fellini e De André nel mio Circo Immaginario'

Rossana Casale: 'Ci sono Rota, Fellini e De André nel mio Circo Immaginario'
Le toglie persino l’appetito, parlare del suo nuovo grande amore. Che, nella circostanza, è il suo primo disco di inediti in dieci anni, “Circo immaginario”: colonna sonora (altrettanto immaginaria) di un omonimo libro per ragazzi scritto dalla sua amica Sara Cerri che le ha ispirato un immaginifico album “concept” e domani, chissà, magari anche un’opera teatrale o un film (nel frattempo esce nei negozi come cd+dvd per la Azzurra Music e come libro+cd per Fabbri Editori). Facendosi aiutare dalla scrittrice e da un altro vecchio amico, Andrea Zuppini, responsabile degli arrangiamenti e di tutte le orchestrazioni (affidate all’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica RadioTV della Moldavia) Rossana Casale ci ha messo dentro tutto ciò che più ama: la canzone francese e il jazz, il tango e la musica gitana, De André e i cantautori brasiliani, Rota e Fellini. “Sara e Andrea sono stati i miei complici e i miei sostenitori”, spiega. “Sono stati anche severi, a volte. Ma mi hanno aiutata a non perdermi, spinto a trovare il coraggio di ricercare la semplicità. E a non nascondermi, come in passato, dietro a un velo, prendendomi per la prima volta l'intera responsabilità, o quasi, della scrittura”.
Il libro che le ha scatenato dentro una tempesta creativa narra del rapporto tra un padre e una giovane figlia che deve venire a patti con la perdita della madre: il suo è un percorso di dolore, di presa di coscienza e di rinascita ambientato nel mondo povero ma poetico del circo e degli artisti di strada (che la Cerri conosce per averlo frequentato). “Leggerlo”, ricorda la Casale, “è stato per me come entrare in un’onda musicale, sentire il mare che monta man mano che la storia procede. Sara non è solo capace di scrivere piccole storie che riflettono grandi temi, ma vere e proprie sceneggiature: non a caso, dopo che uscì ‘Grande blu’, la chiamò Monicelli. Ci siamo incontrate a Viareggio d’estate con i nostri figli e una sera, in pizzeria, le ho comunicato la mia intenzione di musicare il suo racconto. Mi sono comprata un pianoforte e mi sono messa a scrivere, rinchiudendomi in casa in silenzio per giornate intere. Man mano che scrivevo, le leggevo i testi al telefono. E siccome non so comporre la musica chiamavo anche Andrea, gli facevo sentire le mie cose chiedendogli i nomi degli accordi che avevo appena trovato. L’elaborazione dei testi, soprattutto, ha richiesto grande studio e concentrazione, e ringrazio Sara per avermi concesso qualche piccola trasgressione rispetto alla sua storia: ‘Micol sul filo’, un momento chiave del disco in cui alla piccola protagonista Sofia si rivela la mamma scomparsa, è come una pagina aggiunta al suo testo. L’ho voluta dedicare a mio figlio Sebastiano perché mentre la scrivevo, di getto al pianoforte, lui era vicino a me”. Autobiografia, a dispetto del testo preesistente? “In parte sì. Lo stesso mi succede oggi che sto scrivendo le musiche per una pièce teatrale, ‘Otto donne e un mistero’. In ognuna di loro, come in ognuno dei personaggi del Circo Immaginario c’è un po’ di me stessa, e anche delle mie influenze: solo dopo averlo registrato mi sono resa conto di quanto un pezzo come ‘Boscomare’ debba a De André”. Per non dire di Fellini e Nino Rota, evocati esplicitamente e a più riprese. “Ho pensato molto a loro, mentre realizzavo il disco”, annuisce Rossana. “Non a caso ‘La bella confusione’, che è il tema centrale e ricorrente, è il titolo che Flaiano suggerì a Fellini per ‘8 ½’. E il vento elettronico che apre il disco è onirico come certe atmosfere di quella pellicola”. Unica concessione alla musica “sintetica” in un disco tutto di voci, suoni e strumenti naturali (registrato al Medastudio milanese di Eros Ramazzotti). “Ogni strumento”, interviene Zuppini, “identifica un ruolo, un personaggio. E’ come se ognuno di loro parlasse, mentre l’orchestra è lo sfondo della storia, il mare. Scritte le partiture, sono andato a registrarla in Moldavia perché solo un ensemble dell’est poteva darci quel sapore circense, zingaresco. Mi sono trovato di fronte a musicisti straordinari, il direttore Gheorghe Mustea è un Muti locale così famoso che il suo volto compare anche sui francobolli…Quando hanno applaudito al termine delle registrazioni mi sono venute le lacrime agli occhi”. Mentre lui era oltre confine, Rossana registrava a Roma le voci degli attori che ha voluto coinvolgere nel progetto: Pierfrancesco Favino (il Bartali televisivo), Carlo Reali, Mia Benedetta, Paolo Briguglia e la nipotina Lola Posani (ritratta in copertina dal papà americano della cantante, Giac). “Io e Sara volevamo che ogni personaggio avesse anche un volto, una sua vocalità magari ‘sporca’, imperfetta, ma reale. Un giorno ci siamo messe a scrivere su un foglio il nostro cast ideale. Per Groppo, il vecchio clown e matto del villaggio che è il mio personaggio preferito del libro, avrei voluto Giorgio Gaber, fosse stato ancora vivo. Ma poi abbiamo trovato Carlo Reali, che è perfetto e che sa anche cantare. A ognuno ho chiesto di indossare anche un abito di scena, in studio, per entrare meglio nella parte”. Il che fa capire la sua intenzione di non chiuderlà lì, con questo “sogno” diventato realtà. “Nella mia testa”, conferma, “mi immagino già di dedicargli i miei prossimi tre anni di vita professionale. Vorrei portarlo nei teatri, non so ancora se come semplice concerto o come una vera e propria rappresentazione scenica, costi permettendo: intanto l’abbiamo costruito proprio come un’opera, il disco, con un’ouverture e senza brani sfumati. Ho fatto un disco semplice e onesto, e spero che qualcun altro segua il mio esempio: per continuare a vivere, la musica ha bisogno di affiancarsi ad altre arti, cinema teatro o letteratura. Un momento di crisi e incertezze come questo è l’occasione giusta per inventare, per dare sfogo alla creatività e alla fantasia”. Ecco perché, spiega, se n’è stata per dieci anni in disparte, ai margini del mercato “pop”: “Capivo che qualcosa stava cambiando, cercavo la chiave per rinnovarmi senza rinnegare me stessa. A un certo punto mi sono rivolta alla nuova musica elettronica brasiliana, ma tutti mi prendevano per pazza. Poi è arrivato il libro di Sara, il progetto giusto da cui ripartire. Ringrazio Marco Rossi, il mio discografico, che su questo disco ha investito moltissimo. E’ coraggioso, mi aveva già pubblicato dischi come ‘Strani frutti’ e ‘Billie Holiday in me’. Purtroppo per lui, il nostro contratto prevedeva anche un album di inediti… Eccolo qui”.
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