Il megaconcerto di Michael Jackson

Il megaconcerto di Michael Jackson
Michael Jackson non deve avere molti friends, visto che a Monaco erano assenti Liz Taylor, Stevie Wonder, e soprattutto Pavarotti. Scrive Marinella Venegoni su "La Stampa": «Il duetto fra Jackson e Big Luciano su "La mia canzone al vento" (motivo portatore di jella, secondo una leggenda che esce rafforzata da tante vicissitudini) era previsto in apertura di diretta tv su ZDF alle 20,15, presentata da Michelle Hunziker, carinissima moglie svizzera di Ramazzotti. Saltato il colpo spettacolare con Big Luciano, l’avvio tv è passato all’altro nostro tenore magnificato a grandi lettere nel cast, Andrea Bocelli: "Sono onorato della presenza di questa grande voce", ha detto col suo vocino sempre più pallido Jackson piombato sul palco a festeggiare l’unico ospite d’onore; è seguito un playback di Bocelli, e poi un duetto vero con la magnifica Dulce Pontes sulla deliziosa "’O mare e tu". Lo spettacolo allo stadio era cominciato poco dopo le 14 con i vecchi Status Quo in "Rockin’ all over the world", seguiti da un’infilata di personaggi di soprattutto crucca rilevanza: l’ambizione era di mescolare classico e pop, però in salsa hollywoodiana. (...) Il playback ha dominato gran parte dello show, visto che non si sono fatte mai prove di nessun tipo, tantomeno da parte di Jackson, che usa il playback con disinvoltura. Le labbra delle All Saints - delle quali, al ritorno da un lunghissimo silenzio, non importa più nulla a nessuno - mentre cantavano "Lady Marmalade" non erano in sincrono con i suoni che uscivano dagli altoparlanti. Il lungo pomeriggio è stato rischiarato da alcune presenze degne: Alan Parsons ha ospitato l’ex Spandau Tony Hadley in "Eye in the sky"; e ospite d’onore poteva sembrare il buon Ringo Starr, che con le beatlesiane "Yellow submarine" e "With a little help from my friends» è stato messo di pomeriggio come un qualunque tedesco; curioso che a un ex Beatle non abbiamo dato la gloria della diretta tv. Vanno poi segnalati gli Scorpions, i Boyzone che ormai sono come il prezzemolo, Noa, l’orrenda Kelly Family e il nostro Zucchero in "My love", versione inglese del "Volo" e "Va’ pensiero"».
E poi, lui, naturalmente. Ma secondo Laura Putti de "La Repubblica", «quando arriva Michael lo spettacolo diviene un inno al cattivo gusto e l'esibizione è talmente kitsch e poco spontanea da sortire il contrario dell'effetto desiderato: Jackson che si para davanti a un carroarmato come lo studente della Tienanmen, il bambino che con un giglio convince il soldato a non sparare e alla fine tutti che piangono. Jackson canta come in un disco, balla come in un video e offre una desolante ripetizione di se stesso. (...) Dopo il suo piccolo musical Michael Jackson è sparito. E a telecamere spente, e mentre il pubblico già usciva dallo stadio, iniziava lo spettacolo del compositore indiano Ar Rahman, un misto di India antica e moderna, musica e danze dal vivo, forse la parte più interessante dell'intera giornata».
Dall'archivio di Rockol - Thriller: Quando Michael Jackson diventò il Re del Pop
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