La redazione di Rockol non è responsabile del contenuto di questa notizia, che è tratto da un comunicato stampa. Artisti, etichette e aziende che vogliono rendere note le proprie iniziative attraverso la pubblicazione di un loro comunicato stampa in questa sezione possono indirizzare una e-mail a [email protected]. La pubblicazione dei comunicati è a discrezione della redazione.
AUDIOCOOP SI SCHIERA PER L'IVA AL 4%. E PER LA LEGGE SULLA MUSICA
In un momento in cui, la polemica sull'Iva è ai massimi livelli anche AudioCoop, associazione di discografici indipendenti attiva ormai da cinque anni, si schiera per abbassare l'Iva al 4% per i prodotti discografici. Una presa di posizione , dopo l'intervento di Caterina Caselli, PMI, al convegno sugli stati generali della musica tenutosi a Sanremo, che giunge dopo cinque anni di attività di AudioCoop nel mondo della discografia italiana indipendente . E secondo Giordano Sangiorgi, presidente AudioCoop e organizzatore del Mei di Faenza, le iniziative per la salvaguardia della musica italiana non devono fermarsi alla riduzione dell'Iva. Ecco i punti fondamentali della politica AudioCoop: - la necessità di superare i grandi monopoli radiotelevisivi che non danno spazio ai talenti emergenti anche a causa dell'inadeguatezza del Music Control, che taglia fuori tutte le produzioni emergenti indipendenti. - l'urgenza di una miglioramento delle già buone azioni positive della SIAE e dell'IMAIE affinchè possano assistere in maniera ancora più efficiente i loro iscritti e sostenere con più forza i meeting, i festival, le opere prime e tutti i giovani talenti emergenti, come già sta in parte avvenendo. - la necessità inderogabile di una legge sulla musica, sia a livello regionale che nazionale, che copra la totale assenza finora registrata da parte del governo sia nell'attività legislativa che assistenziale nei confronti degli operatori del settore. La proposta di AudioCoop è quella di assicurare alle produzioni indipendenti il 40% delle quote radio e tv, un quinto del quale da dedicare esclusivamente agli esordienti, oltre alla istituzione di organi di promozione della musica italiana in Italia e all'estero. La auspicata legge deve servire anche a dare sostegno ai festival e alle opere prime, avvalendosi di un rinnovato FUS, il Fondo Unico dello Spettacolo, organismo che fino ad ora non ha dato alcun supporto alla musica pop rock italiana e che, se opportunamente riformato, potrà fornire supporti utili a incentivare la nuova musica italiana anche attraverso il sostegno a festival e opere prime. - Incentivazione e coinvolgimento delle indies nelle nuove forme di distribuzione musicale che si avvalgono del web e della telefonia mobile, attraverso la realizzazione di un portale di musica italiana indipendente riconoscibile e strategico per il "made in Italy" musicale . - La riduzione dell'iva al 4% su qualsiasi prodotto discografico, per rilanciare la musica come cultura, un prodotto strategico del made in Italy, da inserire poi nei progetti delle scuole di ogni ordine e grado, incentivando così prodotti sempre piu' di qualità e il necessario ricambio generazionale nel settore. Insomma, una politica complessiva da realizzarsi insieme tra pubblico e privato, l'unico mezzo per contrastare la macdonaldizzazione della musica da parte delle major con il rischio della cancellazione dell'innovazione e della ricerca nella musica del nostro paese.
AUDIOCOOP SI SCHIERA PER L'IVA AL 4%. E PER LA LEGGE SULLA MUSICA
In un momento in cui, la polemica sull'Iva è ai massimi livelli anche AudioCoop, associazione di discografici indipendenti attiva ormai da cinque anni, si schiera per abbassare l'Iva al 4% per i prodotti discografici. Una presa di posizione , dopo l'intervento di Caterina Caselli, PMI, al convegno sugli stati generali della musica tenutosi a Sanremo, che giunge dopo cinque anni di attività di AudioCoop nel mondo della discografia italiana indipendente . E secondo Giordano Sangiorgi, presidente AudioCoop e organizzatore del Mei di Faenza, le iniziative per la salvaguardia della musica italiana non devono fermarsi alla riduzione dell'Iva. Ecco i punti fondamentali della politica AudioCoop: - la necessità di superare i grandi monopoli radiotelevisivi che non danno spazio ai talenti emergenti anche a causa dell'inadeguatezza del Music Control, che taglia fuori tutte le produzioni emergenti indipendenti. - l'urgenza di una miglioramento delle già buone azioni positive della SIAE e dell'IMAIE affinchè possano assistere in maniera ancora più efficiente i loro iscritti e sostenere con più forza i meeting, i festival, le opere prime e tutti i giovani talenti emergenti, come già sta in parte avvenendo. - la necessità inderogabile di una legge sulla musica, sia a livello regionale che nazionale, che copra la totale assenza finora registrata da parte del governo sia nell'attività legislativa che assistenziale nei confronti degli operatori del settore. La proposta di AudioCoop è quella di assicurare alle produzioni indipendenti il 40% delle quote radio e tv, un quinto del quale da dedicare esclusivamente agli esordienti, oltre alla istituzione di organi di promozione della musica italiana in Italia e all'estero. La auspicata legge deve servire anche a dare sostegno ai festival e alle opere prime, avvalendosi di un rinnovato FUS, il Fondo Unico dello Spettacolo, organismo che fino ad ora non ha dato alcun supporto alla musica pop rock italiana e che, se opportunamente riformato, potrà fornire supporti utili a incentivare la nuova musica italiana anche attraverso il sostegno a festival e opere prime. - Incentivazione e coinvolgimento delle indies nelle nuove forme di distribuzione musicale che si avvalgono del web e della telefonia mobile, attraverso la realizzazione di un portale di musica italiana indipendente riconoscibile e strategico per il "made in Italy" musicale . - La riduzione dell'iva al 4% su qualsiasi prodotto discografico, per rilanciare la musica come cultura, un prodotto strategico del made in Italy, da inserire poi nei progetti delle scuole di ogni ordine e grado, incentivando così prodotti sempre piu' di qualità e il necessario ricambio generazionale nel settore. Insomma, una politica complessiva da realizzarsi insieme tra pubblico e privato, l'unico mezzo per contrastare la macdonaldizzazione della musica da parte delle major con il rischio della cancellazione dell'innovazione e della ricerca nella musica del nostro paese.
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