Dolly Parton è morta oggi, 25 agosto, a Nashville all’età di 80 anni. La notizia della scomparsa della cantante, autrice, attrice e imprenditrice, una delle figure più riconoscibili e influenti della musica americana, è stata annunciata dalla famiglia e successivamente confermata dal suo staff. Inoltre, è anche stato condiviso un video del nipote Bryan Seaver per dare la triste notizia. Al momento non sono state rese note le cause della morte.
Solo pochi giorni fa aveva rilasciato un'intervista a "People" parlando del suo progetto di uno show con gli avatar e fornendo aggiornamenti di salute dopo i problemi dei mesi scorsi.
Nel comunicato diffuso dal suo team, Parton viene ricordata come un’icona globale e una filantropa, oltre che come una musicista capace di lasciare un segno ben oltre i confini del country. “Dolly resterà per sempre un’ispirazione non soltanto grazie alla sua musica senza tempo e alla sua prolifica attività di autrice, ma anche per l’ironia, il calore e la gentilezza con cui riusciva a farci sentire tutti parte di una famiglia”, si legge nella nota. Lo staff ha ricordato anche il marito della cantante, Carl Thomas Dean, morto nel 2025 dopo quasi sessant’anni di matrimonio. Come dedica e omaggio a Carl, poco dopo la scomparsa, Dolly ha pubblicato a marzo dello scorso anno la canzone "If You Hadn’t Been There".
Negli ultimi mesi erano cresciute le preoccupazioni per le condizioni di salute della star. Dolly Parton aveva prima rinviato e poi cancellato una residency prevista a Las Vegas e lo scorso autunno, di fronte alle voci sulle sue condizioni, aveva scelto di rassicurare personalmente i fan con la consueta ironia. Ancora pochi giorni fa aveva raccontato di essere in fase di recupero dopo alcuni problemi che avevano coinvolto il sistema immunitario e quello digestivo, spiegando però di continuare a lavorare e di avere ancora molti progetti da realizzare.
Nata il 19 gennaio 1946 in Tennessee e cresciuta in una famiglia numerosa in condizioni economiche difficili, Dolly Parton trasformò quelle origini in una parte fondamentale della propria scrittura. Brani come “Coat of Many Colors” e “My Tennessee Mountain Home” raccontarono senza retorica la povertà, la famiglia e la vita negli Appalachi, mentre la sua carriera prese forma a Nashville fino a farne una delle più importanti autrici e interpreti della musica country.
Il successo arrivò negli anni Sessanta e continuò ad allargarsi nei decenni successivi, quando Parton riuscì a superare i confini del genere senza perdere il legame con le proprie radici. “Jolene”, “9 to 5” e soprattutto “I Will Always Love You” entrarono nella storia della musica popolare americana, mentre un catalogo composto da migliaia di canzoni contribuì a costruire una carriera capace di attraversare sette decenni e di superare i cento milioni di dischi venduti nel mondo.
Alla musica, Dolly Parton affiancò il cinema, la televisione, il teatro e un’attività imprenditoriale che ebbe in Dollywood uno dei suoi simboli più evidenti. Ma la figura di Parton andò molto oltre l’immagine immediatamente riconoscibile fatta di capelli biondi, abiti ricoperti di strass e un’ironia spesso rivolta prima di tutto verso se stessa. La cantante utilizzò quella costruzione scenica senza permettere che oscurasse la scrittura delle sue canzoni, nelle quali tornarono continuamente storie di donne, famiglie, lavoro, povertà, abbandoni e possibilità di riscatto.
Parallelamente portò avanti per decenni un’intensa attività filantropica. Attraverso la Dollywood Foundation e soprattutto la Imagination Library contribuì alla distribuzione di milioni di libri ai bambini, oltre a sostenere programmi educativi, interventi in favore delle comunità colpite da calamità e progetti di ricerca medica. Nel 2020 donò inoltre un milione di dollari alla Vanderbilt University per la ricerca sul Covid-19, contribuendo a finanziare studi che confluirono nello sviluppo del vaccino Moderna.
Quella della musicista rimase fino alla fine una storia difficilmente separabile da quella raccontata nelle sue canzoni. Partita dalla povertà rurale del Tennessee, Dolly Parton costruì una delle carriere più longeve della musica americana senza smettere di raccontare il luogo da cui proveniva e le persone che vi aveva incontrato. Lo fece con canzoni che parlarono di perdita e difficoltà, ma quasi sempre lasciando aperto uno spazio alla speranza. Dopo essere stata inserita nella Country Music Hall of Fame nel 1999, nel 2022 Dolly Paron entro anche nella Rock & Roll Hall of Fame. Non a caso, l'anno successivo Parton diede alle stampe l'album "Rockstar", che rimane ora il suo ultimo lavoro di studio.
“Le sue canzoni continueranno a parlare a persone di ogni età e il suo lavoro filantropico avrà un impatto duraturo”, conclude il comunicato diffuso dopo la sua morte.