Quando le star diventano avatar
Dolly Parton non sembra avere intenzione di fermarsi, anche se il modo in cui in futuro potrà incontrare il suo pubblico potrebbe essere diverso da quello a cui lo ha abituato in oltre sessant’anni di carriera. A 80 anni, mentre continua a fare i conti con alcuni problemi di salute e porta avanti nuovi progetti tra Nashville e Broadway, la cantante ha rivelato di stare valutando la possibilità di creare un avatar digitale di se stessa. L’idea è ancora agli inizi, ma inserisce la voce di “Jolene” e “9 to 5” in una storia che la musica dal vivo ha cominciato a scrivere ormai da un decennio, prima riportando virtualmente sul palco artisti scomparsi e poi trasformando l’avatar in una vera alternativa allo spettacolo tradizionale.
Dolly Parton al lavoro sull’avatar digitale di se stessa
In una nuova intervista con "People", Parton ha raccontato che lei e il suo team stanno collaborando con alcune aziende specializzate nella realizzazione di “avatar performances”, anche se il progetto si trova ancora nelle “prime fasi di sviluppo”. Non è ancora chiaro quale forma potrebbe assumere questa versione virtuale della cantante, né se si tratterà di uno spettacolo completo, di apparizioni all’interno di altri progetti o di un’esperienza interattiva. L’idea nasce però in un momento in cui la vita in tour di Parton è inevitabilmente destinata a cambiare. La star del country ha cancellato a maggio la residency prevista a Las Vegas e negli ultimi mesi ha dovuto ridurre gli spostamenti, senza però interrompere il lavoro sui numerosi progetti che porta avanti.
Parlando delle proprie condizioni, Parton - recentemente eletta la persona più amata degli Stati Uniti - ha spiegato di essere ancora alle prese con alcuni problemi di salute che aveva trascurato mentre si prendeva cura del marito Carl Dean, morto nel marzo 2025 dopo 58 anni di matrimonio. “So che ultimamente tutti pensano che io sia più malata di quanto non sia in realtà”, aveva già detto la cantante ai fan in un video registrato sul set di uno spot per il Grand Ole Opry: “Vi sembro malata? Sto lavorando sodo qui”. In un’altra apparizione pubblica aveva raccontato quanto il lutto per la scomparsa del marito l’avesse segnata anche fisicamente. “Mi sono semplicemente sentita un po’ sfinita e senza energie, per il dolore della perdita di Carl e per tante altre piccole cose che stavano succedendo. Mi ero semplicemente ridotta al punto in cui avevo bisogno di ricostruirmi, spiritualmente, emotivamente e fisicamente. Ma adesso va tutto bene. Non mi ha rallentata”, ha spiegato Parton. Anche nell’ultima intervista il messaggio resta lo stesso. La cantante continua a lavorare, dal nuovo "Life of Many Colors Museum" e dal "SongTeller Hotel di Nashville" fino al musical “DOLLY: A True Original Musical”, atteso a Broadway, mentre parallelamente comincia a immaginare una forma di presenza sul palco che non dipenda più necessariamente dai suoi spostamenti.
I precedenti, gli avatar già realizzati
Quando nel 2016 Ronnie James Dio apparve sul palco del Wacken Open Air sei anni dopo la sua morte, l’idea di vedere una rockstar scomparsa esibirsi nuovamente davanti a decine di migliaia di persone aveva ancora qualcosa di fantascientifico. L’ologramma realizzato da Eyellusion raggiunse i Dio Disciples durante “We Rock” e cantò grazie a una traccia vocale isolata di Dio, mentre migliaia di fotografie e filmati erano stati utilizzati per ricostruirne digitalmente l’aspetto e i movimenti. Il progetto venne poi ampliato per una tournée, con musicisti reali sul palco e Dio al centro dello spettacolo in forma virtuale. Wendy Dio spiegò allora che l’intenzione era riportare Ronnie James Dio “sul palco, dove è giusto che stia”, mantenendo viva la sua musica, mentre il chitarrista Craig Goldy parlò del tentativo di restituire ai fan almeno una parte di quella presenza che aveva reso unici i suoi concerti.
Se quello di Dio rappresentava ancora soprattutto un’evoluzione tecnologica dell’ologramma, sei anni dopo “ABBA Voyage” (qui il nostro racconto da Londra) ha mostrato quanto più lontano potesse spingersi la stessa idea. Dal 2022 Agnetha Fältskog, Björn Ulvaeus, Benny Andersson e Anni-Frid Lyngstad si esibiscono virtualmente alla ABBA Arena di Londra attraverso gli “ABBAtars”, versioni digitali dei quattro musicisti che li riportano all’aspetto del 1979. Gli ABBA hanno partecipato direttamente alle sessioni di performance capture insieme a Industrial Light & Magic, che per la prima volta ha applicato la propria tecnologia a un progetto musicale, mentre sul palco una band reale di dieci elementi accompagna le registrazioni vocali originali. Lo spettacolo, ospitato in un’arena costruita appositamente nel Queen Elizabeth Olympic Park, ha così spostato il confine tra concerto, cinema ed effetti visivi. Non si tratta più di riportare per qualche minuto sul palco un artista assente, ma di costruire un intero live intorno alla sua versione digitale.
I progetti di Kiss e Ozzy Osbourne
È proprio “ABBA Voyage” il precedente a cui guardano i Kiss, che hanno salutato definitivamente le tournée il 2 dicembre 2023 al Madison Square Garden di New York ma non hanno alcuna intenzione di mandare in pensione The Demon e Starchild. Quella sera, subito dopo l’ultimo concerto dell’“End of the Road World Tour”, sullo schermo dell’arena apparvero le prime versioni digitali della band, giganteschi supereroi fantasy capaci di sputare fuoco e scagliare elettricità. Era soltanto un prototipo e il vero progetto, realizzato insieme a Pophouse Entertainment, la società svedese co-fondata da Björn Ulvaeus e tra gli investitori fondatori di ABBA Voyage, dovrebbe debuttare in un teatro costruito appositamente a Las Vegas nel 2028.
Gene Simmons ha spiegato che non verranno ricreate semplicemente le diverse formazioni attraversate dai Kiss nel corso della loro storia, ma soprattutto le loro identità iconiche. “Saranno le iconiche ‘face personas’, The Demon, lo Starchild e così via. Chi si vuole inserire in quella formazione dipende dallo spettatore”, aveva sottolineato Simmons. Anche il repertorio andrà oltre una semplice raccolta di hit. “Avremo tutti i classici nel corso degli anni e alcune sorprese”, ha anticipato Paul Stanley, prima che Simmons aggiungesse che nello spettacolo ci saranno anche “nuove canzoni”. Alla richiesta di chiarire cosa intendesse, il bassista è stato netto. “Esattamente quello che significa, scritte da noi. Abbiamo già dei brani pronti”. Pophouse descrive il progetto come una corsa sulle montagne russe in 4D attraverso i successi, i mondi da fumetto e le diverse identità dei Kiss, con una tecnologia molto più avanzata rispetto a quella mostrata al Madison Square Garden e, naturalmente, con il fuoco e gli effetti pirotecnici che da mezzo secolo fanno parte del linguaggio visivo della band.
Ancora diversa è la strada scelta dalla famiglia di Ozzy Osbourne, che a un anno dalla scomparsa del cantante sta lavorando con Hyperreal a un “Digital Ozzy” costruito a partire da quello che Jack Osbourne ha definito il suo “DNA digitale”, quindi voce, immagine, movimenti e personalità. L’obiettivo non è soltanto far apparire virtualmente il frontman dei Black Sabbath, ma permettere al pubblico di interagire con lui. “Puoi chiedere qualsiasi cosa a Ozzy e lui ti risponderà come avrebbe fatto davvero”, ha spiegato Sharon Osbourne, annunciando l’intenzione di portare l’esperienza in giro per il mondo. Jack ha sottolineato più volte che la famiglia vuole evitare una caricatura e mantenere ogni risposta coerente con la persona che Ozzy era realmente. Proprio quest’ultimo progetto ha riaperto una discussione che accompagna gli avatar musicali fin dai primi esperimenti. Le critiche rivolte alla famiglia Osbourne, accusata da alcuni fan di voler semplicemente monetizzare il nome di Ozzy, hanno mostrato quanto il confine resti delicato. Nel caso di Dolly Parton, però, come prima con gli ABBA e i Kiss, quel confine potrebbe essere almeno in parte diverso. È l’artista stessa a partecipare alla costruzione del proprio futuro digitale e a decidere oggi quale versione di sé potrà continuare domani a salire su un palco.