Graham Coxon: "Fossi di Manchester sarei entrato negli Oasis"

Il chitarrista dei Blur ha rivelato anche il nome di un'altra band che gli piaceva parecchio...
Graham Coxon: "Fossi di Manchester sarei entrato negli Oasis"
Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol

Anni fa quelle del chitarrista dei Blur Graham Coxon sarebbero state parole davvero grosse, ora molto meno. Parlando con la rivista francese Les Inrockuptibles il 57enne musicista inglese ha infatti ha dichiarato che, se fosse stato di Manchester, probabilmente "sarebbe finito negli Oasis".

Parole grosse alla luce del fatto che la rivalità per il trono del britpop negli anni Novanta tra Oasis e Blur fu di quelle cruente ed indimenticabili. La faida tra loro culminò nel 1995 quando le due band pubblicarono lo stesso giorno le canzoni "Country House", i Blur, e "Roll With It", gli Oasis, contendendosi la vetta della classifica di vendita britannica, con i Blur che alla fine la spuntarono.



Con il passare degli anni le tensioni si sono attenuate fino a scomparire, tanto che i membri di entrambe le band si sono scambiati elogi reciproci in diverse occasioni. Damon Albarn e Noel Gallagher hanno collaborato sul palco e nel brano dei Gorillaz "We Got The Power" . Anche Liam Gallagher ha espresso parole di apprezzamento per i Blur , definendo Albarn un "grande autore".


Coxon nell'intervista con la rivista francese si è spinto ad affermare di credere con buona probabilità che sarebbe entrato a far parte degli Oasis se fosse nato e cresciuto a Manchester. "Io vengo da Derby, che non è così a nord come Manchester, ma se fossi cresciuto nella stessa zona dei fratelli Gallagher probabilmente sarei finito negli Oasis. Amavamo tutti la stessa musica, quindi probabilmente sarei finito negli Oasis... il che è un pensiero strano".


Nell'intervista con Les Inrockuptibles , Graham Coxon ha anche rivelato che un'altra band in cui si sarebbe visto bene, se non fosse entrato nei Blur , era il gruppo indie rock californiano dei Pavement . "I Pavement sarebbero stati divertenti, erano il giusto equilibrio tra caos e libertà espressiva. Mi piaceva vederli suonare dal vivo perché mi ispiravano, mi facevano venire voglia di non essere troppo rigido nel mio modo di suonare. Volevo essere un po' più astratto ed espressivo... le note giuste non erano poi così importanti. Non è un approccio jazz, ma si avvicina a quel tipo di espressione e libertà".
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