Le cinque anime di Robert Smith

Un brindisi al frontman dei Cure: oggi è il suo compleanno
Le cinque anime di Robert Smith
Credits: Alessandro Morandi / Concessione in uso a Rockol

C’è chi dice che il 21 aprile debba essere dichiarato festa nazionale per tutti i sognatori, gli introversi e i romantici senza speranza. Oggi è il compleanno di Robert Smith, la leggenda del rock che con i Cure ha reso la vulnerabilità una forza. La sua musica è un labirinto di emozioni contrastanti: dai boschi gelidi del post punk ai pomeriggi soleggiati del pop più puro. Per festeggiarlo, abbiamo selezionato cinque brani iconici che rappresentano le sue cinque anime preponderanti - ben sapendo che ne ha molte di più, e che sono (fortunatamente) impossibili da rinchiudere in qualche parola scritta.

A Forest (1980): l'anima oscura

Il manifesto del dark rock. Il momento in cui i Cure hanno trovato la loro identità. Robert Smith voleva creare qualcosa che suonasse "distante" e "nebbioso". Il basso ossessivo di Simon Gallup e la chitarra fredda di Smith creano un bosco sonoro da cui non si può uscire. Rappresenta la fase in cui Smith ha iniziato a esplorare il minimalismo e l'angoscia esistenziale.

Just Like Heaven (1987): l’anima solare

La canzone pop perfetta (anche secondo Robert Plant). Un’esplosione di luce e di desiderio. L'innamoramento totale, quello che toglie il fiato. È ispirata a un viaggio fatto da Smith con la moglie Mary Poole a Beachy Head, sulla costa inglese. Il chitarrista ha scritto il testo cercando di descrivere quel momento in cui il tempo sembra fermarsi quando sei con la persona amata. Il sintetizzatore e i riff di chitarra si intrecciano come un abbraccio.

Lullaby (1989): l’anima surrealista

L’incubo claustrofobico. Dal capolavoro Disintegration, questo brano ci porta nel lato più onirico e inquietante di Robert. La paura e la seduzione del buio. Il sussurro di Smith (registrato molto vicino al microfono) evoca la sensazione di qualcuno che ti parla all'orecchio mentre dormi. "Lullaby" è un nido di ragni, una metafora per le dipendenze o per i traumi che ci divorano.

Friday I’m in Love (1992): l’anima romantica 

Il romanticismo puro e sfacciato. Un brano che molti fan "hardcore" vedono come un’anomalia, ma che Smith difende con orgoglio. È la dimostrazione che non è prigioniero del suo personaggio dark. È un inno alla spensieratezza, scritto per celebrare la fine della settimana di lavoro (anche se lui non ne ha mai avuto uno "tradizionale". Curiosità: Robert era convinto di aver rubato la melodia a qualcuno perché era "troppo bella e semplice" per essere sua. Fece ascoltare la demo a tutti i suoi amici per essere sicuro di non aver fatto un plagio involontario.

Pictures of You (1989): l’anima malinconica

Il capolavoro della nostalgia. Una delle canzone più belle mai scritte sulla perdita e sul ricordo. Il dolore di chi guarda indietro a ciò che non c'è più. Il brano dura oltre 7 minuti (nella versione album) e si prende tutto il tempo per far crescere la malinconia. Il testo è stato ispirato da un incendio scoppiato nella casa di Smith che, mentre scavava tra le macerie, trovò il portafoglio di Mary con dentro delle foto. Quell'evento lo colpì così tanto da generare questo capolavoro.

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